STANNO UCCIDENDO IL BUON CIBO, SAREMO TUTTI SINTETICI

La storia contemporanea del cibo e dei relativi metodi di produzione segnala un’improvvisa accelerazione di eventi, come raramente sono stati registrati in passato.

L’autorizzazione definitiva dell’Unione Europea a commercializzare prodotti a base di farina di insetti, la possibilità di produrre e consumare carne sintetica, sommate ad alcune scellerate norme e leggi di recente introduzione, stanno allargando il solco tra cibo come lo abbiamo sempre conosciuto e quello che probabilmente saremo costretti a consumare.

L’aumento dei contributi per la coltivazione di piante destinate alle api per il miele (con conseguente dissimulata disincentivazione della produzione di colture alimentari), lo scandalo degli abbattimenti obbligatori di vacche e bufale per solo sospetto di brucellosi o tubercolosi, che il 98 % delle controanalisi ha smentito, per cui ci sono alcuni allevatori in sciopero della fame (ma chi lo sa?), e la recente penalizzazione, se non esclusione, dei pascoli delle aziende zootecniche dal meccanismo di erogazione di fondi comunitari (spesso l’unica ancora di salvezza per questi imprenditori), sono provvedimenti apparentemente slegati, ma che invece alimentano il sospetto di una strategia machiavellica, finalizzata alla distruzione lenta, ma inesorabile, del tessuto produttivo alimentare di questo Paese.

Questi interventi legislativi chiariscono in maniera definitiva la direzione del percorso intrapreso dalle istituzioni, per affermare un modello di alimentazione antitetico a quello legato a tradizione, salubrità, agricoltura sostenibile e cultura del cibo.

Colpisce la velocità con cui in assenza di riferimenti storici e con un palese vuoto di evidenze scientifiche sul nuovo modello alimentare, soprattutto dal punto di vista della sicurezza alimentare, gli Enti preposti si siano affrettati al rilascio delle autorizzazioni alla commercializzazione dei ‘novel food’.

Mentre, di converso, si rimane basiti per la sequela di provvedimenti tesi unicamente alla disincentivazione, o forse per meglio dire, alla coartazione di agricoltori e allevatori ad abbandonare le proprie aziende.

Quello che era un sospetto sta diventando una certezza.

A questo punto è quasi anacronistico, se non inutile, parlare di sicurezza alimentare nel nostro Paese, che ricordiamo essere la situazione in cui “Tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari per condurre una vita attiva e sana” (World Food Summit, 1996)

Sulla sovranità alimentare tanto sbandierata da questo governo, al punto che le hanno intestato un ministero, meglio stendere un velo pietoso.

Nel frattempo comprare una bottiglia di olio di oliva sta diventando un lusso riservato a pochi, un pacco di pasta decente idem, la frutta viene esposta nelle gioiellerie e via discorrendo.

I dati ufficiali dell’inflazione in campo alimentare sono una barzelletta.

Comprare cibo costa tanto, produrlo sta diventando un esercizio per masochisti.

Ma non vi preoccupate, farina di insetti, carne sintetica ed altre diavolerie in corso d’opera non ci faranno soffrire la fame.

E non la soffriranno neanche allevatori ed agricoltori, a patto che la Caritas continui ad essere operativa.

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