IL MELENSO TEATRINO PUPONE-CT, L’UNICA PACE CHE POSSIAMO PERMETTERCI

Finalmente la pace. Putin-Zelensky? Netanyahu-Hamas? Adani-Allegri? Grillo-Meloni? Negativo ai massimi. Trattasi di roba serissima, epocale: Francesco Totti e Luciano Spalletti si sono abbracciati in una sala dell’ospedale Bambin Gesù, sito ideale per il presepe animato del pallone e i suoi pastorelli.

Dunque è finita la guerra da condominio tra er pupone de Roma e iLLLusciano di Certaldo, roba da fazzoletti e calamita con foto da attaccare al cruscotto dell’automobile “ti voglio bene”.

Vanno così le cose del nostro football, tra una scommessa e un Var si trova il tempo per una sceneggiata che scalda i cuori di chi non ha cervello e cade nella melassa allestita all’ospedale pediatrico della capitale, dinanzi a spalti gremiti, i bambini li guardano mentre i papaveri della federazione regalano sorrisi e distintivi, propaganda pentole in grande parata.

Tra i due, Totti&Spalletti, furono scazzi e lazzi, il loro incontro epilogo ricorda un aforisma di Flaiano, il quale sosteneva che certi amori nascono spesso dalla stessa frase: che vorrà questo stronzo da me.

Ora non so bene chi tra due sia lo sia di più, ma osservando la scena c’è da ricredersi su certi valori e certe frasi che accompagnano le recite del calcio. Totti ha tenuto in piedi gli ultimi fuochi propri e della Roma di Spalletti il quale mal sopportava l’influenza del campione spinto dalla folla giallorossa e da una storia piena di fatti, gol e tituli, direbbe il misirizzi portoghese.

Si era messa di mezzo anche lady Ilary con il gentile dono di un 45 giri “Piccolo uomo”, la canzone senza bisogno di conoscere il testo. Roba da Grande Fratello e affini, ma erano il riassunto e la didascalia che addirittura tra l’allenatore e la coppia non c’era possibilità alcuna di un rapporto di rispetto.

Passata la festa e gabbato lo santo, i due, a distanza di anni, hanno dato vita all’incontro del secolo, una pace pubblica e pubblicizzata, il classico volemose bene che tanto fa Roma.

Pace fatta capo ha, così si usa dire non sapendo che la frase è attribuita a Mosca dei Lamberti durante un riunione indetta per uccidere Buondelmonte dei Buondelmonti, evento alla base della guerra tra Guelfi e Ghibellini. Come direbbe Giallini-Schiavone, “sticaxxi”!

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