SESSO E SPORT, TUTTO IN 9”

di LUCA SERAFINI – Calcio (sport) e porno (sesso) sui giovani d’oggi esercitano il medesimo scarsissimo fascino, niente a che vedere rispetto a padri e nonni per i quali entrambe le cose erano una libidine assoluta, fonte di sogni e di aspirazioni che riassumevano le massime velleità maschili.

La ricerca pubblicata negli Stati Uniti a fine 2020 comprende la Generazione Z (1996-2010) e parla di loro in chiave di spettatori più che di protagonisti. Il nocciolo è questo, in fondo.

Dunque, secondo quello studio la velocità è ormai predominante nelle scelte dei fruitori: alle partite in diretta (non parliamo poi delle differite…) preferiscono la sintesi, gli highlights. Attenzione e concentrazione online sono circoscritte a 9 secondi (una volta erano 9 settimane e mezzo, live). Sì, 9 secondi “per sapere tutto quello che serve sapere” da internet: essendo infinita l’offerta web, è meglio fare veloce e acchiappare quello che importa. Senza fronzoli. Senza preamboli, senza preliminari. Bastano e avanzano un dribbling, i gol, pali ed eventuali traverse, i momenti più cruenti di una lite. Stop. Ingresso in campo, inni, pre e post-partita, frega zero.

La ricerca comparata sul porno ha dato lo stesso esito: meglio le clip, i film interi non se li guarda più nessuno. La donna (o l’uomo) che si spoglia lentamente e si sfila le calze a rete (o la camicia) sono una perdita di tempo e di attenzione. Come spiegare oggi che al solo vedere Gloria Guida in due pezzi io ero già più che appagato?

Potremmo pensare che la qualità dello sport sia paurosamente calata, forse anche quella dei film a luci rosse, non saprei dire. Però a inquietare davvero è un altro risultato dello studio: gli appassionati sono soltanto il 53% se parliamo di palloni e dintorni, meno del 40% se ci riferiamo a uomini e donne nudi che sul set fanno il loro, di sport. E’ verissimo che nei parchi e nei giardini, negli oratori e nelle società sportive dilettantistiche, a pallone non gioca più nessuno. Leggo che negli USA è lo stesso, comprendendo palle ovali, da basket e palline da baseball. L’attività giovanile langue in maniera preoccupante.

Per quanto riguarda il sesso attivo di teenagers o poco più, riferisco soltanto della recente lettura di un saggio – e la conoscenza approfondita di figli di amici -, dove si sostiene che le ragazze siano assai più precoci e desiderose rispetto ai ragazzi, troppo intenti nel restare capo chino affondando tra cellulari, smartphone, games e altro genere di attrazioni. Questo sarebbe anche il motivo per cui moltissime ragazzine si dirigono sempre più spesso verso uomini maturi, preferendoli ai coetanei, dalla mera frequentazione sin sotto le lenzuola.

Lo scenario appare abbastanza inquietante, se pensiamo alla preistoria dei lenti e delle rose, dei fremiti e delle mani nelle mani, se pensiamo alle ginocchia sbucciate sul cemento o agli schiaffi della mamma per i vestiti sdruciti dopo un gol memorabile, segnato tra gli zaini che facevano da pali delle porte. Sotto la pioggia o sotto il solleone estivo.

Insomma la trasposizione dai gusti visivi a quelli attivi della Generazione Z lascia intendere che stadi vuoti e abolizione dei talk-show potrebbero essere il futuro, così come i letti o i ribaltabili sostituiti da frettolose pratiche nei bagni delle discoteche o delle scuole, salvo ammiccare a un “matusa” (termine con cui noi boomer definivamo quelli oltre i 40 anni) per esperienze più approfondite.

C’è una flebile luce in fondo a questo pericoloso tunnel, così arido di pulsazioni e polluzioni. La parola chiave è: interazione. Le chat durante o dopo le partite sono intasate, cosippure alcune piattaforme dedicate ai giovani che hanno iniziato ad occuparsi del problema (in particolare ClubHouse, la radio del futuro, e Twitch, il Maurizio Costanzo Show dei giorni nostri). Questo tipo di interazione funziona benissimo anche riferito allo sport e, in Italia, al calcio in particolare.

Ma per l’interazione fisica come la mettiamo?

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