IL BRAVO RAGAZZO

di MARIO SCHIANI – Questa fiction (o è un reality?) si intitola “Don Matteo 2 – Il gemello buono”. Protagonista assoluto (e unico) Salvini Matteo da Milano, detto il Felpa, detto anche Capitano (dagli amici) e Capitone (dai nemici).

Questi ultimi non si capacitano della sua recentissima trasformazione, tanto che si sospetta, appunto, dell’esistenza di un “gemello buono” il quale, a lungo incatenato in una soffitta di via Bellerio, si sarebbe finalmente liberato, prendendo il posto di quello “malvagio”, il soggetto populista, sovranista e razzista dipinto dai suoi avversari politici sulla base, bisogna dirlo, di indizi piuttosto seri.

Altra ipotesi è che qualcuno gli abbia allungato il mojito con una polverina magica, in virtù della quale Matteo-Hyde si è trasformato in Matteo-Jekyll: comprensivo, ragionevole, diplomatico, gentile. Non più prima gli italiani, ma prima le signore. Non più “a casa loro”, ma “venga a prendere un caffè da noi”. Questo Matteo 2 si ricorda perfino di abbassare l’asse del gabinetto e mai e poi mai appoggerebbe i gomiti sulla tavola.

L’allineamento del leader leghista al governo Draghi, al quale contribuisce con tre ministri – Erika Stefani, Massimo Garavaglia e soprattutto Giancarlo Giorgetti, vicesegretario noto per le sue posizioni moderate -, è ovviamente frutto di una mossa politica. Un calcolo, in altre parole. E tuttavia dirsi calcolatori in politica non è necessariamente una brutta cosa: significa porsi in una prospettiva di intelligenza strategica, di dialogo, di onorevole compromesso. Il sapore dell’accomodamento politico Salvini lo ha scoperto subito, proprio nel momento in cui Draghi ha letto la lista dei ministri: le conferme di Luciana Lamorgese e Roberto Speranza non possono essergli piaciute, ma tant’è. La gente beneducata, quella che parla senza far comizio, abbozza e si riserva di far valere le sue ragioni.

Così ha fatto Matteo 2 e così dovrà fare anche in futuro. A costo, diciamolo, di lasciar per strada qualche pezzo di coerenza: il cambiar bandiera dei “responsabili”, fino a qualche giorno fa, era per lui roba da traditori e da rinnegati. Oggi, per Matteo 2, dirsi europeista, parlare di politica dell’immigrazione, quando Matteo 1 sognava di affondare barconi con lo sguardo laser, “offrire il caffè” a Laura Boldrini e, magari, leggere un libro di Roberto Saviano (un’impresa doppia, questa, a pensarci bene) è ordinaria amministrazione. Non solo: è saggezza, misura, assunzione di responsabilità. Solo sui matrimoni gay si è detto irremovibile. Si capisce: vuoi mica che qualcuno al bar gli dia del fru fru? Più che i principi, a volte contano certe paure.

In ogni caso, siamo ancora alle premesse delle premesse. Per quanto breve sia la vita media degli esecutivi italiani, governare è pur sempre un esercizio di navigazione prolungato nel tempo. Matteo 2 dovrà dar prova di resistenza e sangue freddo, altrimenti c’è il rischio che al primo zero virgola in negativo per la Lega ai sondaggi torni a scatenarsi Matteo-Hannibal Lecter, ovvero che sia per lui troppo forte la tentazione di rimestare il pentolone del gradimento con qualche sparata facile, collaudata, di sicura presa.

La differenza, qui, la farà di certo Draghi, ma è lecito sperare anche in una raggiunta maturità politica del Capitano/one. Starà a lui, infatti, quando i suoi amichetti Le Pen, Orbán e Putin lo inviteranno a scendere in cortile a giocare, rispondere che ha da fare, che non è più tempo per i passatempi di piazza. E’ tempo di lavorare, e sul serio.

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