L’UTOPIA AZZURRA DI MANCINI

di LUCA SERAFINI – Vinciamo quasi sempre, non perdiamo mai. È la Nazionale azzurra di Mancini ad aver girato quella pagina insopportabile di un Mondiale dove non siamo andati. Abbiamo una squadra senza fenomeni, zeppa di profili interessanti e facce da bravi ragazzi, campioni in erba con qualche veterano sparso (uno in porta e ha solo 21 anni).

Finalmente, abbiamo battuto anche una “grande” (penso però che l’Olanda in questo momento lo sia solo di nome, un po’ come noi): in attesa di capire cosa accadrà quando avremo di fronte, che so, la Spagna o la Francia – nemmeno la Germania in questo momento è grande -, godiamoci questo momento sereno perché nei contenuti, più che nei risultati, troviamo molte tracce di ottimismo. Le dichiarazioni dei giocatori del Club Italia di Roberto Mancini non sono il solito fritto misto di banalità: dicono di essersi sentiti spesso tra di loro, durante il lockdown, e che vivano il feeling di far parte di una squadra più che di una selezione. Gli esordienti (25 in 2 anni) raccontano emozionati degli aiuti e dei consigli che ricevono dai vecchi bucanieri.

C’è un bel clima, anche all’esterno dove storicamente quando c’è di mezzo l’Italia si scatenano polemiche di ogni tipo, a cominciare ovviamente dal perché chiama questo e perché non chiama quell’altro. Una piccola fortuna per Mancini: non è una generazione di grandi esclusi. In attacco, per esempio, senza fuoriclasse possiamo sfangarla con attaccanti del Torino, della Lazio, del Sassuolo.

Una recente statistica racconta che l’ultima generazione e mezza di giovani italiani, quelli compresi negli ultimi 25/30 anni, si sia allontanata dal calcio: non lo giocano, nei prati e negli ultimi oratori, e non lo seguono. Abbiamo bisogno di tornare a vincere a livello internazionale, con i club e con la Nazionale; abbiamo bisogno di riconquistare credibilità attraverso gli atteggiamenti di dirigenti, allenatori, giocatori e perché no, giornalisti; abbiamo (da sempre) bisogno di scuole calcio affidabili e organizzate; abbiamo probabilmente bisogno che qualche altra squadra (qualche altra città…) si alterni a una Juventus che quest’ultima generazione ha fagocitato con i suoi trionfi. Meritati, indiscutibili, ma ben poco funzionali alla propaganda. Tra queste molte utopie, quella di una Nazionale che vince e trasmette qualche antico valore sopito appare adesso la meno irreale. Teniamocela stretta e cerchiamo di volerle bene: potrebbe essere un nuovo inizio, perdonatemi l’ottimismo.

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