QUELL’ANATEMA AL SATANICO GOSSIP

di DON ALBERTO CARRARA – “Le chiacchiere chiudono il cuore della comunità. Il grande chiacchierone è il Diavolo che sempre va dicendo le cose brutte degli altri. Perché lui è un bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, allontanare i fratelli e non fare comunità. Facciamo lo sforzo di non chiacchierare. Il chiacchiericcio è una peste più brutta del Covid. Facciamo uno sforzo: niente chiacchiere”. È l’invito forte di Papa Francesco durante l’ultimo Angelus a Piazza San Pietro.

Hanno fatto notizia, le parole di Papa Francesco. Non solo per quello che dicono, ma per il modo con cui dicono. Papa Francesco si comporta spesso da buon parroco che non si limita ai grandi discorsi di teologia e di spiritualità, ma che distribuisce anche robusti rimbrotti su alcuni modi impropri di comportarsi. In effetti raramente un Papa ha criticato così frequentemente e così pesantemente la Chiesa. Grazie a lui, i robusti rimbrotti non sono competenza soltanto di qualche vecchio parroco brontolone, ma vengono issati a dignità papale.

Ma, a parte stile e contenuto, le affermazioni del Papa sono interessanti comunque. Le parole non sono solo parole e tanto meno parole al vento. Anzi. Gli scontri verbali mettono in scena un meccanismo che riguarda il fenomeno più generale e inquietante della violenza. La quale è quasi sempre di carattere mimetico, imitativo. Uno mi insulta, e io rispondo con un insulto e quello risponde ancora e io torno a ribattere. E così di seguito. Anzi la prova che l’insulto funziona è che l’altro mi risponde. Spesso non si riesce a disinnescare il meccanismo e si passa ai “fatti”. Ma anche i fatti sono segnati dalla stessa logica, fino agli estremi delle rappresaglie mafiose che comportano ammazzamenti reciproci, uguali e contrari, fra clan nemici. La guerra di parole è una guerra.

Il Papa ha presente questo straordinario peso delle parole, quando mette in rapporto le parole improprie, il pettegolezzo, il gossip diremmo oggi, con le “cose brutte” che il diavolo dice degli altri. Lo scontro verbale è demoniaco, dunque. D’altronde il termine “diavolo” viene dal greco e significa, alla lettera, “avversario”, “oppositore”. Si capisce quindi che il grande oppositore sia anche “grande chiacchierone”, come dice Papa Francesco.

Le raccomandazioni del Papa rimandano anche alla straordinaria abbondanza di parole di cui usufruiamo quotidianamente. Pensiamo alla gigantesca valanga di parole che girano continuamente nella rete e nei media. Il “villaggio globale” di cui parlava già negli anni ’60 del secolo scorso McLuhan è diventato realtà. Tutto si è rimpicciolito e tutto si è avvicinato. Il mondo è a portata di un clic. Le molte parole scambiate sono lo strumento necessario con cui vivere quella vicinanza. A quel punto, diventa inevitabile che le molte parole scambiate portino con sé il rischio delle molte parole sbagliate. Il chiacchiericcio improprio e le aggressioni verbali sono l’inevitabile patologia.

Il Papa denuncia quella patologia soprattutto nella Chiesa. E si capisce. La Chiesa dovrebbe essere comunità dove le parole costruiscono la fratellanza e dove lo scontro dovrebbe diventare confronto. Talvolta succede il contrario e il confronto diventa scontro. In quel caso è ovvio che il pericolo è grande e la Chiesa può rischiare di rinnegare se stessa.

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