LENNON E GLI ALTRI, TENIAMOCI SOLO IL GENIO

di JOHNNY RONCALLI – Adesso è il momento di John Lennon, ma a turno ci passano o ci son passati tutti i nomi belli. Il sacro rituale della beatificazione, talvolta in vita, inevitabilmente post mortem.

Dopo le esequie, violini, cori di voci bianche, mughetti, bianche orchidee e salamelecchi non si negano a nessuno.

Qui da noi l’esempio di De André è da manuale. Una volta dipartito, non solo se n’è andato il grande cantante: se n’è andato pure il filosofo, il vate, il redentore. E guai a toccarlo, sebbene certo santo non fosse e lui stesso un paio di giravolte nella tomba deve essersele fatte, a fronte della melassa riversata negli ultimi venti anni. Libri poi, non parliamone, libri per lo più inutili, che gonfiano chi li scrive e che spesso più che di musica proprio di filosofia, vaticini e redenzioni si occupano. Che non lo si dica a Fabio Fazio però, indignazione garantita per infamia, blasfemia e profanazione.

Ora John Lennon, del quale in questi giorni, nel quarantennale della morte, ci tocca sorbire l’impegno sociale, il pacifismo, le baracconate a letto con Yoko Ono e i giornalisti intorno. E ci tocca ascoltare continuamente le solite tre canzoni, “Imagine”, “Give peace a chance”, “Happy Xmas (war is over)”, laddove nel suo repertorio dormono indisturbati ben altri giochi di prestigio, per lo più creati ai tempi dei Beatles.

Nato spirito dissacrante e genio surreale, John Lennon si trasforma e viene trasformato fino ai nostri giorni in postumo Nobel per la pace, una riduzione che rende edificante e confortante ogni racconto, ma che lui stesso, Immagino, troverebbe noiosa e, ne sono certo, farebbe il possibile per incrinare.

In queste stesse ore di un altro spirito d’altri tempi, per quanto ancora vivo e vegeto, si discorre. Bob Dylan, già discusso e discutibile Nobel per la letteratura, vende tutto il suo repertorio alla Universal, uno dei colossi che fa il bello e il cattivo tempo nel mercato della musica.

Un’occasione persa. La multinazionale di turno ne aveva bisogno? Lui ne aveva bisogno? Non si poteva lasciare tutto, imprevedibilmente, a qualche fondazione fidata che avrebbe potuto destinare gli infiniti proventi futuri ad altrettante infinite cause meritevoli? No, evidentemente, non si poteva.

Quando anche per lui giungerà la nera signora senza pietà, ricordiamocene, lui già lo sta facendo e ce lo urlerebbe in faccia senza alcun dubbio, con quel timbro nasale inconfondibile: ufficio beatificazioni chiuso per inadempienza. Senza rancore, né suo, né dei suoi ammiratori, tra i quali m’infilo, come per Lennon e De André.

Nemmeno i santi del calendario son poi stati tutti così irreprensibili, abbiamo davvero bisogno di altre immaginette con l’aureola?

Ricordiamoli per le opere straordinarie che ci hanno lasciato e facciamola finita.

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