LA SCUOLA IN MANO ALLA POLITICA DEL PLEXIGLASS

di CRISTIANO GATTI – Visto da lontano, fermandomi alla superficie, mi è sembrato un sogno: finalmente, il Parlamento italiano riunito con un inedito pienone, senza badare all’orario, scambiandosi feroci interventi pro e contro, tutto questo per la scuola.

Davvero, lo sogno da una vita. La politica che se Dio vuole alza la testa, prende coscienza e in piena responsabilità affronta il signore di tutti i problemi, per tutte le epoche storiche e per tutti i luoghi del mondo: come educare, come condurre alla sapienza, le giovani generazioni. Riunioni parlamentari che bisognerebbe fare sempre, prima delle altre. Per poi rifarle ciclicamente, per aggiornare la situazione, per modificare, per aggiungere, per togliere, in modo che i nostri bambini e i nostri ragazzi abbiano sempre il meglio. Per dare il meglio di sè, domani, al loro Paese.

Invece. Invece il mio sogno si è infranto senza neppure che nessuno dovesse rifilarmi il pizzicotto. I nostri cervelli, le nostra élite, hanno semplicemente usato la scuola per attizzare ancora di più la loro sguaiata lotta politica. L’hanno strumentalizzata, nel modo più becero e più volgare. Maggioranza e opposizione, entrambe fedeli al proprio ruolo e al proprio livello. Hanno fatto a coltellate per le date, per i banchi, per il plexiglass. In altre parole, per questioni che un qualunque geometra sarebbe in grado di affrontare da solo.

D’altra parte, non si può pretendere. Lo stupido sono io, che continuo a illudermi, a coltivare il sogno di una grande discussione per restituire davvero all’istruzione e all’educazione la dignità che meritano, prima di tutto e sopra tutto. Una grande discussione, col Parlamento pieno, senza guardare all’orologio, per parlare di contenuti, di dignità degli insegnanti, di decoro degli edifici. Ma come posso pensare, idiota che sono, a questa politica nostra come protagonista del grande rinascimento? Questa, mediamente, con poche eccezioni, è una classe politica che sceglie come ministri dell’istruzione persino gente capace di inventarsi il titolo di studio. Questa è una classe politica che davvero può condurre battaglie epocali solo sul plexiglass. Perchè il resto è fuori portata. Non bisogna sorprendersi, tanto meno indignarsi: dopo tutto, il giorno in cui davvero si dovesse cambiare, ripartendo dalla scuola, rimettendo al centro il sapere, la cultura, la sapienza, la saggezza, in quel giorno impossibile i primi a doversi buttare a mare sarebbero proprio loro, i politici del plexiglass.

Effettivamente, è una causa persa. Chiedo scusa. Torno a sognare.

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