LA NOSTRA IMPERDONABILE IGNORANZA SULL’INFERNO DEL SUDAN

Potrebbe iniziare e finire così, senza aggiungere altro: Sudan.

Di tanto in tanto, su qualche quotidiano, qualche valoroso giornalista ci ricorda che esiste il Sudan e la catastrofe umanitaria che riguarda il Sudan.

A noi che importa, a noi basta che qualcuno di tanto in tanto ce lo ricordi e sistemi così le coscienze, perché non ci possiamo fare nulla, ma almeno lo sappiamo e finita lì. E anzi possiamo dire al bar, o sul posto di lavoro, ma come? Non lo sapevi? Lì si muore e si soffre più che ovunque!

Una guerra tutta interna, apparentemente, una guerra da 150.000 morti, una guerra tra militari e paramilitari, una guerra da 12 milioni di sfollati, da 30 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, una guerra con milioni di bambini che non hanno da mangiare e un sistema sanitario devastato. Una guerra civile, apparentemente, anche se incuriosisce il fatto che le armi giungano fresche e scintillanti dalla Cina, dalla Russia, dalla Turchia, dagli Emirati Arabi Uniti, dallo Yemen, tutte nazioni dallo spiccato senso del rispetto per i diritti civili. Una ricerca di Amnesty International ha dimostrato che vengono regolarmente utilizzate anche armi di progettazione e fabbricazione francese, ma insomma, sono le leggi del mercato. Uno vende armi e poi non ti puoi anche accollare l’onere di vedere un po’ che fine fanno, ci mancherebbe. Qualche arma la comprano quelli del tiro al piattello, qualche arma quelli che fanno morire i bambini in Sudan. Può capitare, come si fa a controllare tutto?

A noi importa poco e poco ci possiamo fare, è vero, ma a dimostrazione che le anime belle non esistono, e anche ai governi del mondo intero importa poco e tanto meno quanto più fanno affari e non toccano i loro interessi. Interessi che Paesi europei e Stati Uniti innanzitutto hanno e per i quali mostrano preoccupazione, interessi che muovono i governi a destinare aiuti umanitari, un po’ sottovoce, forse perché non venga svelato dagli strilloni che l’apprensione ha più a che fare con l’oro e con il petrolio che con i morti, gli sfollati, i bambini che muoiono di fame.

Tre anni esatti dall’inizio del conflitto, ma fosse anche con approssimazione, quanti di noi sanno cosa sta accadendo da quelle parti?

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