La libertà conquistata nel sangue dalla lotta partigiana permette di dire a La Russa che “il 25 aprile rifarei l’omaggio ai partigiani e ai caduti di Salò”, riferendosi orgogliosamente a un gesto già compiuto, praticamente un campo largo del 25 aprile.
La seconda carica dello Stato repubblicano, in quanto presidente del Senato repubblicano, non prova il minimo imbarazzo nel mettere sullo stesso piano i morti per la libertà e i morti contro la libertà. E c’è pure una grande fetta del Paese che non trova niente di strano in questa sfacciata esibizione, anzi la considera un bell’esercizio di democrazia, proprio quella democrazia che i miti di La Russa hanno cercato di soffocare in tutti i modi, anche a costo della vita.
Povero 25 aprile, povera Repubblica italiana, se sono arrivati al punto di affidare la seconda poltrona dello Stato a un personaggio così. Per quanto possa raccontarla La Russa, per come possa girarla, i morti non sono tutti uguali. Se lo ritiene, li rende uguali il Padreterno. Ma qui da noi, contando solo i fatti terreni, resta una marcata differenza. E il 25 aprile è nato per celebrarne solo alcuni. Che poi La Russa e quelli come lui lo usino a proprio piacimento, stravolgendone lo spirito, non è una cosa normale: resta una colpa. Liberi di non celebrare il 25 aprile, mai liberi di allargarlo ai nemici della libertà. Perchè il 25 aprile semplicemente questo è: la giornata della libertà ritrovata, combattendo contro quelli che l’hanno orrendamente giustiziata e che poi si sono rintanati a Salò. E non c’è molto aggiungere.
D’altra parte, la libertà è come una medicina salvavita: miracolosa, ma con i suoi inevitabili effetti collaterali. Bisogna sforzarsi di considerare i La Russa un inevitabile effetto collaterale della libertà.
