IL RUSSOFILO DEI GIARDINETTI

Dopo la guerra dei mondi e quella delle rane e dei topi, ecco che si affaccia alle cronache anche l’improbabile guerra delle epigrafi: i monumenti, da sempre, rappresentano un potente strumento di propaganda, ma, qualche volta, la sensazione è che qualcuno esageri un tantino.

Mi pare sia il caso del sindaco di un paesello della Garfagnana, Vagli di Sotto (esisterà anche un Vagli di Sopra, immagino), che sembra avere un autentico debole per i comunicati a mezzo targa. Infatti, il Nostro, che all’anagrafe fa Mario Puglia, ha la peculiare abitudine di ospitare in un parco cittadino, denominato “parco dell’onore e del disonore”, monumenti, cippi e targhe commemorative che qualcuno potrebbe trovare un poco, come dire, outrés.

Che dire? Il sindaco Puglia mostra di avere le idee piuttosto chiare su di una serie di argomenti e non si fa certamente problemi a comunicarle a tutti, mediante, appunto epigrafi. Per cominciare, diciamo che non gli sono simpatici i comunisti: il 31 luglio ultimo scorso, proprio nel parco incriminato, ha inaugurato una statua di Don Milani, con una sua citazione decisamente anticomunista che ha molto infastidito tutti quelli che nel curato di Barbiana vedono una specie di Che Guevara in tonaca. Di sicuro, gli è simpatico Donald Trump, cui ha riservato un altro monumento all’interno del parco. Del pari, possiamo postulare che gli siano simpatici i Russi e, massime, i Russi russofili, giacchè anche Putin, nel 2019, è stato felicitato di un’effige nel famedio di Vagli.

Va da sé che queste scelte siano costate all’imperturbabile sindaco Puglia le lamentele e le querimonie di tutti quelli che la pensano all’esatto contrario, che nel parco celebrerebbero Fanciullacci o Mara Cagol e che, in Toscana, sono decisamente più numerosi dei sostenitori di Putin o di Trump. Il primo cittadino, però, pare fregarsene altamente e, tanto per ribadire il concetto, ha inaugurato, domenica scorsa, una targa in memoria di Darya Dugina, giovane figlia del principale ideologo del tradizionalismo imperiale russo, Aleksandr Dugin, uccisa da una bomba piazzata sull’auto del padre, che era, probabilmente, il vero bersaglio dell’attentato. Fu un delitto che, nel 2022, fece un notevole scalpore, specialmente negli ambienti del conservatorismo europeo, vuoi per la circostanza dello scambio di guidatore, vuoi, soprattutto, per la giovane età della Dugina, peraltro ben nota per la sua militanza al fianco del padre.

Niente da obiettare, ovviamente, sul fatto di ricordarla: colpisce un po’, tuttavia, questa monumentalizzazione a senso unico del parco di Vagli. E se colpisce me, cui nulla importa delle diatribe fra guelfi e ghibellini che felicitano il nostro povero Paese, figuratevi l’effetto sui guelfi di turno: le reazioni, più che inevitabili, mi parrebbero addirittura volute. In altre parole, Puglia provoca, un po’ come il ditino del vigile in “Amici miei atto primo”.

E’ uno dei rari casi di memoria a senso unico che vada in senso inverso, rispetto al mainstream: per solito, si ricordano sempre e solo eroi, miti e martiri del progressismo e della sinistra e vedere che lo strabismo, stavolta, vira a destra fa un pochino impressione.

Ma io non credo che si tratti di una sorta di equilibrio tra fazioni opposte: il vero equilibrio è ricordare chi merita, indipendentemente dal colore della sua bandiera. Un parco dedicato soltanto a chi, secondo noi, merita onore, escludendone gli avversari politici, non mi pare comunque un bell’esempio per i giovani. E neppure per i vecchi, veramente. Quindi, va benissimo ricordare la povera Darya Dugina, ma che non sia una memoria a senso unico, perché di memorie di quel genere ne abbiamo viste a bizzeffe. E ne avremmo anche abbastanza.

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Un pensiero su “IL RUSSOFILO DEI GIARDINETTI

  1. cristina dice:

    Buongiorno, sbagliata la procedura che lascia l’iniziativa al Sindaco ed alla Giunta (fatti salvi i permessi di realizzazione da parte della Soprintendenza ove necessari). Nei luoghi pubblici statue ed epigrafi dovrebbero rispecchiare la volontà e soprattutto la sensibilità di tutti i cittadini, la quantità e la collocazione dovrebbero mantenere un equilibrio democratico. Non sarebbe neppure difficile dal punto di vista organizzativo. Ma che me lo dico a fare?

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