Dai balletti virali su TikTok alle prime posizioni nei palinsesti dello streaming mondiale: c’è chi la considera una svolta pop o un colpo di fortuna, ma è semplicemente l’ennesima prova di una società al capolinea.
E’ lei, Rita De Crescenzo, l’influencer napoletana che, notizia fresca fresca, pare sia pronta a sbarcare su Netflix con una docuserie firmata Banijay, gruppo di produzione che si occupa, guarda caso, di reality come il Grande Fratello. D’altronde, il trash è il loro pane quotidiano.
Quella della De Crescenzo è una figura da sempre al centro delle polemiche: dalle recenti stravaganze – come l’acquisto di una scimmietta a Sharm el-Sheikh trattata come un peluche domestico – fino a trascorsi decisamente più cupi.
Infatti, tra un’infanzia difficile e la dipendenza dalle droghe, la tiktoker è finita nel 2017 al centro di un blitz contro il clan Elia (accuse di spaccio da cui si è sempre difesa dichiarandosi solo consumatrice) e ha collezionato nel 2026 una condanna in primo grado per diffamazione nei confronti di un’assistente sociale.
Insomma, siamo di fronte ad un meraviglioso esempio per grandi e piccini.
Eppure, eccola lì, pronta ad impacchettare la propria esistenza per offrirla in pasto a milioni di abbonati. Una mossa editoriale e televisiva che ha scatenato un’indignazione tanto prevedibile quanto inutile, ma che entusiasma quel pubblico che in questo vuoto sociale sguazza dalla mattina alla sera.
La domanda sorge spontanea: davvero non c’era altro da raccontare? Invece di dare voce agli operai che mandano avanti il Paese o ai medici che hanno mandato avanti gli ospedali durante la pandemia, i colossi dello streaming preferiscono scommettere sul degrado e sul nulla? La risposta è un amaro sì.
E il motivo è semplice: queste operazioni creano rumore, generano traffico e, di conseguenza, portano incassi. E sarebbe un grave errore scagliarsi solo contro la piattaforma, che non fa altro che dare all’utente medio ciò che vuole. La responsabilità primaria è di chi continua a considerarsi uno spettatore innocente mentre, un click alla volta, da anni ha contribuito a creare questi mostri del web.
