IL PIU’ LUCIDO E’ ARRIGO SACCHI, ALMENO LUI

Europei, si comincia. Giornaloni e telegiornaloni sparano copertine cubitali. Ci siamo costruiti in fretta e furia un nuovo sogno mundial, anche se sono solo Europei. Non importa, per buttarsi nelle fontane tutto fa brodo e non bisogna andare per il sottile. Sull’Italia di Mancini abbiamo letto elegie che neanche per la Primavera del Botticelli: bella bellissima, giovane giovanissima, e poi imprevedibile, spregiudicata, disinibita, intraprendente, molto smart, o-yes.

Arriviamo carichi a pallettoni all’esordio contro la Turchia, con tanto di presidente Mattarella in tribuna d’onore.

Ma poco prima di cominciare, due giornalisti della “Gazzetta” rivolgono ad Arrigo Sacchi la domanda che tutti si pongono: dove può arrivare l’Italia? E finalmente, allo scadere, nel polverone dell’ottimismo e dei superlativi, ecco trapelare le prime parole improntate al sano realismo. Eccole qui, dette prima, perchè dopo sono capaci tutti:

«Ci sono squadre sulla carta più qualificate. Abbiamo sempre la memoria corta: quante volte abbiamo vinto l’ Europeo? Solo nel 1968. E gli ultimi risultati? Abbiamo saltato il Mondiale. E i club? Non vincono da undici anni. Perché allora la Nazionale dovrebbe vincere?».

Lo iscriveranno al club dei gufi con la tessera numero uno. Ma quel che è detto è detto. E adesso vediamo quel che succede.

 

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