NON E’ POI COSI’ MALE ESSERE OUTSIDER

di ALBERTO VITO (sociologo e psicologo) – Quando mi capita di pensare alla mia vita, ai miei piccoli successi e alle inevitabili frustrazioni, mi vedo sempre più spesso come un “outsider”.

Già in altre occasioni mi sono descritto come un’ala destra piuttosto brava, ma che non occupa le parti più importanti del campo. Un giocatore talentuoso, ma che alla fine non incide granché, non entrando mai nelle azioni decisive.

Cos’è che mi rende un outsider? Certamente, mi manca la cattiveria necessaria per dare l’affondo finale. Probabilmente, non ho fiducia fino in fondo in me stesso e continuo ad essere un po’ intimorito dall’autorità. Oppure dipende dallo spirito anarchico che mi impedisce di riconoscermi fino in fondo in una qualsivoglia appartenenza collettiva? E se invece fosse la saggezza ad impedirmi di investire più del dovuto in ogni progetto, donandomi una visuale disincantata e un po’ romantica?

Superati i sessanta, di anni, tendo a credere sempre meno nella possibilità di poter cambiare atteggiamento. Ho imparato a godere di quello che ho, che è comunque molto, e a non dolermi più di tanto per le occasioni mancate. Ad esser sincero, in fondo sono un fortunato.

Ma quanti sono gli outsider? Sicuramente tanti. Non voglio dire la maggioranza, ma sicuramente un gran numero. Persone che qualche volta sono controcorrente, che non temono di dire quel che pensano, anche se risulta politicamente scorretto. Non sanno approfittare al volo delle occasioni, non li ritrovi né nei talk-show né nelle gare per nuovi talenti. Troppo timidi o troppi ingenui e poco scaltri, a seconda dei punti di vista. Non sanno chiedere e poi si vergognano di tutto. Non si ritrovano a loro agio negli eventi con folle oceaniche, ma non sono pochi.

Però. Però, sarebbe bello. Che per una volta gli outsider provassero a far squadra insieme. Il club dei controcorrente, insomma. Di quelli un po’ isolati, che non si rassomigliano necessariamente, ma uniti nel proclamare il rispetto delle individualità. Il club di quelli convinti che alla fine il merito e lo studio prevalgano, e che addirittura l’onestà paghi. E che, nonostante tutto, valga ancora la pena essere ottimisti.

Dai, facciamo un partito… Ops, scusate…

 

 

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