DRAGHI, MA VENDERE LA PASSAT E PRENDERCI UNA MASERATI?

di GHERARDO MAGRI – Gli obiettivi ficcanaso dei media sull’andirivieni di Conte e Draghi dai e nei palazzi romani hanno inquadrato spesso l’“auto blu”, che poi è grigia, dei Presidenti del Consiglio, un’anonima Volskwagen Passat station wagon: non si può guardare, ammettiamolo.

Non ne faccio tanto una questione di estetica, cara a noi italiani della Grande Bellezza, che comunque nel caso specifico è oggettivamente scarsa. Dico piuttosto che questo veicolo è di fascia media, neanche un top di gamma, quindi la nostra è: un’ostentazione del basso profilo o una colossale disattenzione? La Passat è una buona ed efficiente auto aziendale per quadri-neo dirigenti, tutt’al più. Ma il punto vero è la desolante assenza di una bella auto italiana, in quelle immagini e in quel rituale da messa cantata. Queste scene fanno il giro del mondo e immagino i tedeschi che se la ridono, con tutti gli altri che si interrogheranno su dove sia finito il made in Italy, tanto esaltato in tutti i settori, a parte l’automotive (così suggerisce il gergo tecnico). Certo, non abbiamo auto nella fascia alta delle berline di classe come certi nostri compagni dell’Unione Europea (Stellantis, è un forte messaggio per te), ma possiamo vantare delle gran belle signore in altri segmenti. Vogliamo parlare ad esempio della Maserati Quattroporte blu, blindata e super accessoriata del presidente Mattarella, sfoggiata in occasione dell’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova il 4 agosto 2020? Non sarà propriamente una berlina, ma è una super coupé bella comoda e, soprattutto, un vero fiore all’occhiello della nostra storia industriale. Il Presidente ci fa un figurone, finalmente un’immagine adeguata e incoraggiante dell’Italia.

Diciamolo: basta auto tedesche, non ci rappresentano, almeno in certi video. Conta certo la sostanza, ma qualche concessione alla forma e ai suoi significati possiamo e dobbiamo permettercela.

Non vogliamo esagerare dando una Maserati a ciascuna delle più alte cariche dello Stato, cosa che sarebbe più che giustificabile peraltro? Allora, perché non pensare per Draghi a una semplice Stelvio Alfa Romeo, un Suv moderno e al passo coi tempi?

Il Biscione è un altro prestigioso marchio italiano in cerca di rilancio, quale occasione migliore. Lungi da me fare il patriottico fervente a tempo pieno: per esempio sono da sempre favorevole alla democratica apertura a fornitori non-italiani per le flotte di Polizia, Carabinieri, eccetera, ai quali servono pratici mezzi di lavoro più che perle di rappresentanza. Difendo solo il diritto a fare le cose bene, con attenzione e sensibilità in ogni aspetto della nostra vita pubblica. Mai dare l’immagine sciatta e genuflessa a chicchessia.

“Whatever it takes” anche per le auto blu italiane? Ci faccia un pensierino, Presidente. Adesso che la maggioranza è ancora stregata da lei, c’è da approfittarne.

Precedente COME LINGUAGGIO, MINISTRO DELLA DISTRUZIONE Successivo IL BRAVO RAGAZZO

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.