I GIOCHI DI PAROLE DELL’8 MARZO

di CRISTIANO GATTI – Casca con tempismo quasi studiato, investendo inevitabilmente l’8 marzo, questa furibonda discussione sulla maestra d’orchestra che a Sanremo ha preteso d’essere chiamata direttore anzichè direttrice, quest’ultima definizione venduta come una sanguinosa conquista del genere negletto.

Voglio tranquillizzare i pochi o i tanti che leggono: non ho la minima intenzione di allungare noiosamente il brodo. Non trovo per niente avvincente la discussione, con la Boldrini che tratta con disprezzo maschile la sciagurata, colpevole di buttare a mare tanti anni di lotte, e dall’altra parte i furbastri maschilisti che usano la musicista per dire come le istanze delle donne siano tutte fregnacce.

Dal mio punto di vista, trovo davvero importante una sola cosa: che la signora Beatrice Venezi (nella foto), talento della musica, sia libera di scegliere come farsi chiamare. Questo, davvero, mi importa. Questo, davvero, resta per me il salto di civiltà.

Dopodichè, trovandomi casualmente in gioco per l’8 marzo, vorrei dire che le guerre mondiali sulla semantica e sulle desinenze delle parole ha mediamente rotto i santissimi, anzi, peggio: rischia seriamente di fare da potente depistaggio in un settore cruciale come quello del confronto tra uomini e donne.

Per conto mio, restando nel recinto del dizionario, mi dichiaro ufficialmente e orgogliosamente – in pieno 8 marzo – felicissimo che le cose più importanti della mia vita siano definite al femminile: parlo della verità, della libertà, della giustizia. Persino la nipotina discendente diretta di queste tre nonne, la democrazia, è femmina. E se lo Stato è maschio, sono molto più felice che la repubblica sia femmina. Mai e poi mai pretenderei che si cambiasse per passare a veritò, libertò e giustizio. Tanto meno a democrazio e repubblico.

Poi certo: per essere sincero fino in fondo, e anche perchè il genere femminile non si monti eccessivamente la testa, ricordo che comunque anche dittatura è femmina. Ma questo solo per dire che nessuno è perfetto. Dal mio punto di vista, un’ammissione scontata. Anzi è proprio dal confronto delle nostre imperfezioni che possiamo farci del bene reciprocamente.

E’ quando qualcuno comincia a sentirsi migliore dell’altro, o dell’altra, che io mi preoccupo.

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2 commenti su “I GIOCHI DI PAROLE DELL’8 MARZO

  1. Non che ci siano molte guerre intelligenti. Ma di tutte, la più cretina è sicuramente quella tra maschi e femmine. Lasciamola alle Boldrini e ai corrispettivi dell’altro sesso (di tutti gli altri sessi, così non becco denunce di maschilismo o di razzismo sessista). Tanto se la fanno a colpi di neologismi e le bordate caricate a pallettoni di genere – m. f. n. -, al massimo, fanno morire dal ridere.

  2. dongiovanni cristina il said:

    Io invece mi chiedo, proprio dall’alto della professionalità dell’apprezzatissima musicista (che è neutro così la scampo), quale bisogno interiore o estetico ci fosse a voler sottolineare quella volontà così inconsistente che deriva sempre dall’attenzione all’appellativo. Non me lo aspettavo e mi ha spento un po’ di entusiasmo.
    Forza, ce la possiamo fare, passiamo oltre. Non solo noi che assistiamo, anche loro che puntualizzano. Un po’ di serietà, che è femmina, per cortesia.

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