I DRITTI DEI DIRITTI TV

di TONY DAMASCELLI – I diritti tivvù nel calcio. Roba serissima, drammatica, spacca le famiglie, divide gli uomini, crea tumulti. I capi dei nostri club non trovano l’accordo, si riuniscono, discutono, rinviano le trattative. Ormai è una farsa che non teme il ridicolo. Con l’ultimo conteggio, ancora inutile, la Serie A si ritrova spaccata esattamente a metà: dieci le società a favore dell’offerta Dazn di 840 milioni (Atalanta, Fiorentina, Verona, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma, Udinese), dieci i club che hanno deciso di astenersi, cioè tutti gli altri.

Dieci contro dieci, peggio di Orazi e Curiazi i quali, detto per caso, venivano da Albalonga e infatti a Milano è lunga la storia e spesso si fa l’alba, tra un Agnelli che propone e un Lotito che dispone, si appalesa Cairo, sfugge De Laurentiis, gracchia Ferrero, mugugna Preziosi.

In fondo aveva ragione Enzo Jannacci: la televisiun la g’ha na forsa de leun, la televisiun la g’ha paura de nisun, la televisiun la t’endormenta cume un cuiun.

E qui si troviamo di fronte a un manipolo di ronfanti, gente privilegiata alla quale non basta il caviale, no, vuole anche l’ostrica su un letto di fegato grasso, innaffiato da un Yquem.

Invece non c’è trippa per gatti, dovrebbero prendere quello che passa il convento, comunque a cinque stelle, di Sky o di Dazn, pensando ad aggiustare i bilanci, magari preoccupandosi anche di tirar su qualche virgulto italiano, visti i risultati delle nostre in Europa.

Niente, la trattativa continua, ci vorrebbe un commissario straordinario ma non Arcuri, uno dell’esercito che provveda a metterli in riga, sull’attenti. Purtroppo il generale Figliuolo è già impegnato con Draghi. Ma a pensarci bene, per questa truppa, basterebbe un marmittone, uno abituato ad occuparsi del rancio.

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