COSI’ CI GUARDANO DAL MONDO

di JOHNNY RONCALLI – “È un tale sollievo avere vostre notizie” scrive Miriam a un caro amico di Bergamo. Scrive dall’Ohio, negli Stati Uniti, basta una frase per comprendere che anche oltre oceano la percezione della tragedia arriva forte e chiara.

Qualche settimana più tardi la tragedia si è presa un volo intercontinentale e non ha fatto sconti. Cinquecento chilometri a est rispetto a Miriam, c’è Giacomo, che vive e lavora a Filadelfia e mi scrive: “Continuo a leggere di Bergamo e Brescia sul New York Times, mi spiace sapere che sei nell’epicentro dell’apocalisse. Ora anch’io sono asserragliato in casa tipo film dell’orrore e vivo una quotidianità surreale di riunioni bidimensionali….cerco di preservare la sanità mentale”.

Dalla vecchia Europa mi giungono tanti commenti, accorati ma anche critici. Kate da Castlebar, in Irlanda, dice che “la densità urbana è stato un fattore decisivo per la diffusione del virus in Italia. Le autorità sono state sopraffatte dalla portata, si sono attivate troppo tardi. Le autorità irlandesi hanno tratto insegnamento da questa esperienza. Ma lo spirito degli italiani è forte”.

In molti sottolineano quanto l’Italia sia stata disperato modello, nel bene e nel male. “Penso che l’Italia, nella sua disgrazia, ci sia servita da lezione”, scrive Catherine dal Belgio. “Avendo dei cari in Italia abbiamo notizie in continuazione, e questo ci mette paura. Quello che mi esaspera maggiormente sono le persone che prendono la cosa alla leggera, continuando coi loro aperitivi clandestini, come se fossero al di sopra di tutto”.

Così Cristophe, sempre dal Belgio, “all’inizio ho semplicemente pensato che l’Italia non fosse pronta a gestire la crisi, poi abbiamo constatato la difficoltà del confinamento e le cattive decisioni politiche che hanno probabilmente peggiorato la situazione. Ma questo ci ha permesso di accettare il nostro confinamento più facilmente……l’Italia ci ha avvertiti del pericolo”.

E ancora dal Belgio, da Marcinelle, un luogo che in Italia evoca ricordi strazianti, è Isabelle che scrive: “il confinamento in Italia ci è parso all’inizio irreale. Ci sentivamo talmente al sicuro qui da noi, sembrava tutto uscito da un film di fantascienza. La maggior parte di noi pensava che le frontiere avrebbero fermato il virus, che le nostre vacanze in Italia non sarebbero state in discussione. Tutti dicevano …ma guarda questi italiani… ma nessuno o pochi si rendevano conto di quello che stava realmente accadendo. Personalmente ho l’impressione che l’Italia paghi il fatto di essere stata il primo paese europeo a fare le spese del virus”.

Altre considerazioni giungono da Berlino, da Francesco e Silke, “in linea di massima non crediamo ci sia molta percezione del rischio o di quello che sta succedendo in Italia. Non si spiegherebbe perché tutta la gente va in giro tranquillamente. In Baviera magari sono un po’ più attenti, hanno il divieto di uscire, come in Italia, c’è il blocco”.

Sempre da Berlino, è Ruben che scrive, “a me pare che l’opinione pubblica sia favorevole a una forma di solidarietà europea per i paesi più colpiti”, mentre Claudio, da Parigi, “qui a parte i dati non si parla molto degli altri paesi. Ognuno pensa più a quello che succede in casa”.

Torniamo in Belgio. Hilde, da Gand, mi dice: “mi sento come in un film di fantascienza, le strade di Bergamo, i veicoli militari con le bare, immagini di chiese e cimiteri troppo pieni, senza più spazi dove seppellire i morti… Sono stata molte volte a Bergamo, se riconosci i luoghi sembra tutto così vicino…e poi nessun visitatore ammesso, nessun addio, nessuna mano da stringere…”

Ancora, Ìvana parla del coprifuoco in Serbia, Nadia della situazione sanitaria disastrosa a Fortaleza, in Brasile, Tony da Brisbane, in Australia, conferma che da loro il virus non ha avuto effetti così catastrofici.

Pare di stare tutti a guardare la stessa vetrina, ma da angolazioni diverse, e attraverso le parole di ognuno sembra di scorgere gli occhi riflessi nel vetro, a esprimere angosce, timori, speranze.

 

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