CI SIAMO GIOCATI ANCHE L’ANPI

Qualche commento sommario sarà pure sommario, ma il bersaglio lo centra. Ogni sera vediamo madri in ginocchio che piangono i loro figli, sepolti o dispersi, e noi stiamo a farci matasse mentali sulla posizione dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Associazione, tra parentesi, che per forza di cose ormai vive solo di eredi e discendenti più o meno degni e autorevoli, perchè i partigiani veri ormai sono purtroppo morti o troppo in là con la senescenza.

A dirla tutta, è proprio questa ANPI di ultima generazione a stimolare le matasse mentali. Diciamo che fin dall’inizio le dichiarazioni ufficiali dell’associazione in merito all’invasione dell’Ucraina non sono mai parse secche e risolute come ti aspetteresti. Poi uno può anche avere l’ambizione di spiazzare e stupire, ma dalla rappresentanza dei Partigiani non è che ti aspetti la finta, la contromossa e il bluff all’improvviso.

Chi ha fatto la guerra, non il presidente dell’ANPI ad esempio, una cosa giusto giusto dovrebbe non volere, la guerra, se possibile, ma i Partigiani per primi dovrebbero riconoscere che un invasore è un invasore. E giusto giusto, in modo stentoreo e inequivocabile dovrebbe riconoscere la realtà per quello che è, a partire dall’invasore che bisogna scacciar, per citare versi risalenti in verità al primo conflitto mondiale, da “La canzone del Grappa”.

Siamo in piena zona retorica e possiamo fare i pacifisti in poltrona fino alla fine del mondo, ma appellarsi alla Costituzione come avviene in questi giorni da parte di molti esponenti dell’ANPI è la soluzione più semplice e comoda possibile. Possiamo benissimo astenerci e alzare la bandiera iridata della pace, possiamo. Come possiamo manifestare in piazza, sempre coi vessilli iridati in resta, ma a un certo punto, cioè subito, possiamo e dobbiamo fare due cose: riconoscere e urlare con risolutezza cosa sta accadendo e immaginare cosa fare per porvi rimedio. Certo è proprio pochino un manifesto con disegnino infantile sulla pace nella piazzola del paese, e pazienza se proprio l’Anpi appende nel manifesto che vorrebbe essere molto italiano le bandiere ungheresi. E questi sarebbero i sacerdoti della grande storia. Via, almeno il tricolore.

Diciamoci la sana verità: per quanto bello e amorevole, manifestare in piazza con la bandiera iridata non servirà a nulla. Ci farà sentire meglio, più belli, più buoni, più qualcosa, ma non servirà a nulla. Così come non servirà a nulla all’ANPI mancare di fermezza e determinazione nel condannare il carnefice e nel riconoscere che i Partigiani per primi solo con l’azione e la resistenza, e quell’alleato soprattutto, poterono “scacciare l’invasore” e l’orrore dell’annientamento.

Il 25 aprile è alle porte, manifesti e dichiarazioni innescano polemiche delle parti che suonano irritanti e provinciali, come al solito. Dobbiamo innanzitutto delimitare il quartiere, la posizione sugli spalti, dai quali volgarmente urlare agli avversari tutti gli strali possibili, poi viene l’Ucraina, poi.

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