CHE COSA UNISCE SINNER, MUSETTI E LA FRACCI

di ELEONORA BALLISTA – “Modus operandi”, ovvero maniera di agire, di operare, è una locuzione latina che compare spesso anche nella lingua parlata, in italiano, e nelle relazioni in ambito giudiziario.

Sembra che sia particolarmente gradita anche agli sceneggiatori delle serie tv americane di stampo poliziesco: il “modus operandi” dell’ipotetico assassino viene sempre fuori.

E a proposito delle produzioni d’oltre Oceano mi chiedo se tale latinismo non sia un tantino abusato, inserito nei dialoghi tanto per darsi un tono e apparire più acculturati. Ma questa forse è soltanto una mia sensazione.

Ad ogni modo, non era di questo che volevo parlare anche se è proprio la fatidica frase ad ispirare la riflessione che segue.

Pensavo alle vittorie di Nadal e Djokovic sui nostri baldi giovani Sinner e Musetti. I primi, due mostri sacri del tennis, più esperti, più navigati; i secondi, due diciannovenni che hanno già vinto soltanto per essere arrivati a mettere in difficoltà, seppur soltanto per qualche breve momento, i grandi avversari.

Che cosa è mancato ai nostri due atleti per vincere? Probabilmente penso una maggiore resistenza, una più lucida concentrazione, quel non mollare mai che si affina con gli anni, con l’esperienza, con le batoste subite. Ma anche con la determinazione nel riprovarci. E loro, Lorenzo e Jannik, ci riproveranno, certo che lo faranno. La stoffa dei campioni ce l’hanno già cucita addosso, è solo questione di tempo.

Dicevamo “costanza”, “determinazione”, quel “non mollare mai” che fa arrivare alla meta. E a questi concetti associo, non trovandolo nemmeno troppo azzardato, le performance sul palcoscenico di una grandissima che se ne è appena andata: Carla Fracci.

Anche lei, sotto quel velo di grazia infinita, celava una tenacia che è molto simile a quella di un grande atleta.

E tutti, sportivi e ballerina, si trasformano, proprio grazie a quel loro medesimo “modus operandi”, in modelli per i giovani, quale che sia il percorso professionale che sceglieranno.

La carta vincente è esattamente quella modalità definita “passione totalizzante” che determina quasi certamente il raggiungimento del successo.

Quale, allora, l’insegnamento che tutti i ragazzi con un sogno (di qualunque tipo esso sia) devono fare proprio?

Amare la propria passione, amarla alla follia, sentirla dentro di sé, come qualcosa che fa parte di loro.

<Qualunque cosa farai nella tua vita, amala come amavi la cabina del Paradiso quando eri bambino>, è la meravigliosa lezione del cieco Alfredo al giovane Totò in una scena memorabile di “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

E dunque, crederci: soltanto così si può sperare nel lieto fine.

Musetti e Sinner sembrano averlo capito. Ma anche tutti gli altri possono rubare l’idea.

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