ANTIVIRUS RUSSI E GENIALOIDI ITALIANI

Quando ero a fare la naja a Merano, un mio commilitone trentino, l’alpino Gilmozzi, aveva la simpatica abitudine di chiedere a chi stesse facendo una sciocchezza: “Ma sei scemo o mangi i sassi?”.

Ecco, alla notizia secondo cui staremmo rischiando un attacco informatico russo, perché appunto russi sono gli antivirus utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni, la formula sopracitata mi è sembrata essere la più idonea ad esprimere il mio stato d’animo.

Ma come? Prima monti un cinema più finito sugli hackeraggi russi, accusando Putin di avere influenzato e taroccato tutte le elezioni del pianeta, negli ultimi quattro lustri, grazie alla pirateria informatica e, poi, vai a comprare i tuoi antivirus proprio da lui?

Lo so cosa penserete: si vede che erano davvero a buon mercato! Vabbè: è come quando compri le cose farlocche invece che originali e, quando vanno in pezzi al primo utilizzo, ti lamenti e maledici il venditore. Il venditore fa il suo mestiere, con una deontologia magari non impeccabile, ma l’incauto acquirente resti tu: tu, che abbagliato dal risparmio istantaneo, non hai considerato quello sulla lunga distanza.

Mi pare che la faccenda degli antivirus, candidamente confessata dal sottosegretario Gabrielli, rientri esattamente in questa fattispecie. Tenete presente che stiamo parlando del sistema antivirus per l’intera pubblica amministrazione: il che significa un bel pacco di soldi. Risparmiarne un pochino dev’essere sembrato, a quel fenomeno che ha deciso l’acquisto, un autentico colpo di genio: quasi un acquisto compulsivo da black friday. E, proprio come nel caso del black friday, bisogna pensarci bene, prima di comprare un robot da cucina marca “Zot”, che costi la metà di tutti gli altri: il rischio è che la planetaria, nomen omen, decolli alla prima accensione. E, se si deve fare attenzione comprando uno spremiagrumi o un canotto gonfiabile, immaginatevi quanta prudenza si debba adottare quando si compra la difesa informatica di un Paese: il rischio è di quelli belli grossi.

Invece, con una placidità che fa perfino tenerezza, Gabrielli ci rivela che i nostri antivirus, provenendo dalla Russia, potrebbero essere intruders, incursori nemici, pronti ad attaccare la nostra rete. E che se ne accorgono solo adesso, che Putin ha cominciato a fare il macellaio in Ucraina: prima, insomma, non ci avevano mica riflettuto.

Mi immagino l’interminabile sequenza di 007, consulenti, analisti, funzionari, direttori e quaquaraquà assortiti che hanno apposto il proprio “nihil obstat”, prima che venisse presa la fatale decisione di affidare la protezione dei nostri computer allo Stato più accusato di hackerare tutto e tutti nell’intera galassia. Che, poi, magari non è vero niente, però, nel dubbio, uno si rivolge altrove.

Invece no: dai Russi siamo andati a fare la spesa. E, oggi che li sanzioniamo, cominciamo a porci qualche domandina, fuori tempo massimo. Al che, per tornare ab ovo, vien sempre buona la saggezza montagnina di Gilmozzi. Mi pare quasi di vederlo, leggere le parole di Gabrielli e porre subito, flemmaticamente, la sua retorica domanda.

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