UNA RISPOSTA, PLEASE

di LUCA SERAFINI – Prima la movida milanese, poi il Napoli in Coppa Italia, infine lo scudetto del Liverpool. Per stare sul leggero. Nel mentre, le proteste americane in strada e in piazza, gli assembramenti “politici”, presidenti premier segretari e parlamentarini che se ne fregano di mascherine, distanze sociali e protocolli. Il lockdown è finito, coi decreti fateci aeroplanini. I contagi che tornano a salire? Numeri ridicoli, non saranno quattro poveracci a fermare le folle.

Non sono psicologo né sociologo, nonostante lontani rudimenti interrotti sul nascere e letture approfondite: non so dire con esattezza se la quarantena abbia accresciuto più rabbia o voglia di uscire. Di fare festa. Sembrerebbe entrambe le cose, occhio e croce. Non afferro nemmeno il grado di nobiltà di motivazioni che sdoganano gli atteggiamenti di masse riversate in strada o di singoli deliranti trascinati fuori dal parlamento italiano. Per sfidare la morte non servono coraggio e incoscienza: in qualche caso basta e avanza la stupidità.

Sfidare la morte? Esagero? Dunque era davvero solo un’influenza un po’ più aggressiva? Già. Chissenefrega del Sudamerica e dell’Africa e casomai dell’India, dove il Covid è arrivato più tardi ma più incazzato che mai. Miete ancora morti, centinaia di migliaia, ma sono così lontani… Non abbiamo più tempo per i telegiornali: è scattata di nuovo l’ora degli aperitivi, delle spiagge, dei caroselli per il pallone dove Napoli e Liverpool sono gemellate, nonostante l’esuberanza partenopea e l’aplomb britannico abbiano così poco in comune. Aplomb che poi gli hooligans avevano disconosciuto a loro modo.

Il nodo della questione non è tanto il giudizio su chi respira un’aria da pace scoppiata ed euforico si riversa in strada, perché – appunto – non è il caso delle marce di protesta contro il razzismo. La riflessione interessa più i rispettosi bacchettoni come me, che vanno ancora rigorosamente in giro con la mascherina, salutano di gomito, si lavano le mani ogni tre per due come dopo un intervento chirurgico.

Ebbene, cosa farei se mi ammazzassero un amico soffocandolo con il ginocchio sul collo?  Cosa farei se non avessi ancora ricevuto l’elemosina dell’INPS? Cosa farei se mi invitassero a un aperitivo i vecchi compagni di liceo? Cosa farei se il Milan comprasse Messi?  Mi piacerebbe avere una risposta, ma non lo so.

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