NIPOTINI DI FREUD, CRESCETE

di JOHNNY RONCALLI – Sto per introdurre una pedanteria, ne sono consapevole. Da profano per giunta, motivo per il quale a chi profano non è cadranno le braccia. Il punto è che quando il discorso specialistico s’insinua negli spazi del popolo inesperto, quest’ultimo diventa per l’appunto pedante, sia pure per candore e ingenuità.

Psicologia, psicanalisi, questi sono gli spazi della mia pedanteria, e già accomunandoli magari faccio un bel minestrone, uno di quelli che irrigidisce le corporazioni. Magari no.

Quando la psicologia e la psicanalisi cercano di spiegarsi – se posso usare questa espressione –, attraverso i relativi specialisti, non riescono a evitare di chiamare in causa in modo esplicito e martellante i propri numi tutelari, senza la benedizione dei quali sembra non poter esserci pensiero. Questa è la percezione almeno, la citazione della guida spirituale te l’aspetti, sai che arriverà.

E allora è un fiorire di “Freud dice”, “come dice Jung”, “Lacan diceva”. Con sincerità, non voglio essere indisponente, ma esattamente il contrario: da laico incompetente, vorrei provare a capire perché è necessario appellarsi costantemente alle sentenze dei padri fondatori, ancor più che in qualsiasi altra disciplina sembra (perché poi un po’ tutti ci nutriamo di citazioni e puntelli dei maestri). Solo non lo sottolineiamo ogni volta, e per carità, può pure essere per mancanza di deferenza o per presunzione in malafede, ossia spacciare per nostri pensieri Altrui (A inevitabilmente maiuscola), non posso escluderlo.

In realtà arrivo a capire in qualche modo il motivo per il quale questo accade, dare costantemente un fondamento alle letture della mente e dell’animo umani attraverso i pionieri che hanno dato il via ai lavori, per così dire, ai quali va riconosciuta paternità, ma allora sarebbe forse il caso di chiamare in causa con altrettanta frequenza i maestri greci e romani dell’antichità, tanto più che la rievocazione dei miti classici è assai frequente.

Ripeto, il mio intervento è in parte provocazione, in parte candida e profana richiesta di spiegazione. Certo la citazione rafforza l’autorevolezza dell’idea che esprimiamo, ma rafforza anche la sensazione inevitabile che non ne abbiamo mai una nostra.

Tempo fa, lo psicoanalista Recalcati è stato oggetto di una divertente parodia da parte di Crozza. Non so francamente come lui l’abbia presa, spero con leggerezza. Comunque sia, se in tre quarti d’ora di trasmissione uno tira in ballo dieci, venti volte Lacan, magari con un certo autocompiacimento nell’affettare in modo ancor più palatale del necessario quella ‘c’ nel mezzo, un po’ di fastidio lo induce e sottrarsi alla parodia diventa poi difficile.

@ltroPensiero ha la fortuna di avere nella sua scuderia la dottoressa Ucchielli, gli scritti della quale leggo sempre con grande interesse e attenzione. Chissà che non abbia voglia di dire la sua, di esprimere il suo pensiero, che riesca magari a farmi comprendere e accettare con leggerezza quella che io chiamo una costante invasione di campo. Vero è che si tratta del loro campo e l’invasore sono io, ma nel momento in cui ci si offre ai lettori, in modo divulgativo, il campo diventa di tutti: si può applaudire, fischiare, mostrare perplessità, commentare, tornare o decidere di non tornare più.

Il rischio, sennò, è anche quello di non comprendere bene quello di cui si sta parlando, in favore di come lo si dice o, peggio, di chi lo dice.

Sì, insomma, alla fine mi ricordo ‘Freud’, ‘Lacan’, ‘Jung’, meno, molto meno, quello che mi si vuole dire, perché chi mi parla sembra sì intento a spiegare, ma altrettanto intento a citare.

E io non posso fare a meno di pensare: sono pazzi questi psic…….

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Un commento su “NIPOTINI DI FREUD, CRESCETE

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Caro Dott. JOHNNY RONCALLI,
    La materia è ostica.
    Si potrebbe azzardare nello sparare un siluro gergale come “insondabile”.
    Ma è altissimo il rischio di sproloquiare, e lì non c’è mascherina o distanziamento che tenga.
    Siccome, filosoficamente , seguo le orme di quel saggio che affermava fosse “MEGLIO VIVERE RICCHI, FELICI ED ALLEGRI, PIUTTOSTO CHE POVERI, TRISTI ED ANGUSTIATI” , allorché si dovesse presuntuosamente passare alle “…letture della mente e dell’animo umani..” non disdegnerei la tranciante affermazione dell’artista Paolo Villaggio, alias FANTOZZI :
    “Per me, È UNA CA..TA PAZZESCA !”.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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