UNA JUVENTUS SENZA “CAPO” NE’ CODA

di TONY DAMASCELLI – Inspiegabile. È l’aggettivo utilizzato per sfuggire all’analisi della sciagurata esibizione della Juventus in Champions league. Invece è del tutto spiegabile ciò che è accaduto al Dragao, così come era spiegabile quello che era accaduto al Maradona e in altri stadi là dove la Juventus ha smarrito punti e identità.

Un ex grande bianconero mi ha ricordato come, ai suoi tempi e nemmeno “antichi”, prestazioni come quella di mercoledì sera provocassero reazioni furibonde dei dirigenti, pronti a proteggere il gruppo ma, al tempo stesso, a metterlo al muro su errori e responsabilità. Oggi il gruppo dirigente è abituato agli schiamazzi contro gli arbitri e, quando pensa di usare lo stesso metodo nello spogliatoio, viene invitato ad uscire dalla stanza, come seppe fare Massimiliano Allegri.

Manca un capo a questa Juventus, che non è certo il presidente, già troppo tifoso di suo. Manca un leader in campo e non lo sono né Chiellini, né Buffon, né Bonucci perché non è l’anagrafe o l’appartenenza a garantire la personalità dominante. L’atteggiamento di alcuni bianconeri è disarmante, da Bernardeschi a Bentancur a Kulusevski, al di là degli errori tecnici o di certe distrazioni. È sufficiente osservare l’espressione del loro viso, inquadrato in primo piano dalle telecamere, per comprendere lo stato dell’essere.

Prestazioni come quella di mercoledì sera non possono appartenere a una squadra che si affida alla propaganda di essere impegnata su tutti e tre i fronti, come se fosse una novità, una sorpresa per un club così glorioso. Sono finiti i tempi di Boniperti e di Giraudo, sono tornati quelli di Blanc e di Montezemolo, non basta indossare la casacca (inguardabile quella al Dragao ma forse significativa, nel disegno, del pasticcio juventino) per giocare una partita di censo. La Juventus non può vincere in eterno lo scudetto, ma avrebbe almeno il dovere di vivere la Champions con una dignità superiore a quella mostrata in Portogallo.

Chi ricorda il Camp Nou, non dimentichi la passeggiata di Mbappé. L’alibi statistico che analoghe sconfitte si siano registrate con Allegri e con Sarri regge lo spazio di una sera, anche perché se così fosse allora risulterebbe inutile soffermarsi nelle critiche. Sull’episodio del rigore finale preferisco non aggiungere pensieri e parole, perché l’eventuale concessione e l’eventuale pareggio non avrebbero cancellato l’obbrobrio di novanta minuti.

La Juventus, dunque, potrebbe riscattarsi a Torino, vincere la coppa Italia e competere per il decimo titolo consecutivo, il calcio è abbastanza improbabile e ingiusto anche in questo. Ma gli equivoci, tecnici e di gioco, di personalità e di spirito, resteranno. Basta consultare i libri della storia bianconera. Verrà dunque il tempo per fermarsi e ripartire.

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