SOS BAMBINI, PAGHERANNO PIU’ DI TUTTI

di ALBERTO VITO (sociologo e psicologo) – I possibili effetti negativi delle misure contro il Covid-19 devono essere adeguatamente considerati quando si pianificano le politiche che riguardano la vita delle famiglie.

La chiusura delle scuole è stato un provvedimento giusto ed inevitabile, insieme ad una serie di altre misure che hanno coinvolto tutta la collettività, al fine di arginare la diffusione dell’infezione.

Tuttavia, è necessario che tale misura sia temporanea e che la ripresa della scuola avvenga in situazione di sicurezza, ma il prima possibile.

I potenziali benefici dei provvedimenti devono infatti essere attentamente valutati anche rispetto ai possibili costi psicologici. L’uso corretto delle misure di sanità pubblica impone di ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi ad esse associati. Molti studi hanno dimostrato che il protrarsi di situazioni di isolamento sociale favorisce l’insorgenza di disturbi psichici, anche per i minori, e rischia di peggiorare quadri clinici pre-esistenti. Secondo studi pediatrici vi è certezza che i bambini siano esposti a un danno tangibile qualora le scuole siano chiuse per tempi lunghi.

Nel concetto di salute è certamente inclusa anche la salute psichica, e proteggere la salute dei minori deve significare quindi proteggerne anche la salute psicologica e promuoverne il benessere psichico.

Occorrono provvedimenti che sappiano bilanciare la necessità di difendere la collettività dal rischio di contrarre il covid-19 con la necessità di riprendere prima possibile, in condizioni di sicurezza, tutte le attività che promuovono il benessere dei nostri figli e che sono fattori di salute, in senso globale.

In tale ottica, è evidente che la scuola, di qualsiasi grado, svolge un ruolo fondamentale ed irrinunciabile.

La scuola, infatti, è l’agenzia deputata non solo all’acquisizione degli apprendimenti culturali e civici, ma svolge anche un ruolo essenziale nel favorire le capacità di socializzazione e i bisogni relazionali.

Particolarmente difficile è la situazione dei figli unici che, in pratica, per mesi non hanno possibilità di alcun contatto con altri coetanei, mentre i fratelli, anche se di età diverse, hanno comunque garantito un minimo di socialità.

Un discorso specifico va fatto per i minori con disabilità, con ritardi anche lievi in ambito cognitivo e/o motorio, con difficoltà nello spettro relazionale: per tutti, il prolungamento eccessivo della chiusura delle scuole è un fattore di rischio o, quantomeno, di potenziale rallentamento dei progressi nello sviluppo del loro benessere psico-fisico.

Ancora, bisogna tener conto delle famiglie in situazione di povertà, dei rischi delle famiglie ove vi possa essere maltrattamento emotivo e materiale, nonchè di tutte le situazioni di fragilità sociale, laddove la scuola quasi sempre costituisce il primo baluardo e la prima agenzia sociale che fa emergere tale disagio dell’infanzia.

Servono provvedimenti equilibrati, che sappiano tener conto di tutti i bisogni di salute. Bisogna saper trovare un punto di equilibrio, capace sia di contenere il rischio di aumentare il contagio, sia il rischio di mortificare i diritti dei minori. L’assenza di un piano globale che consideri e monitorizzi le diverse conseguenze avverse tra i minori suggerisce che tali danni sono probabilmente sottovalutati, e che forse, più in generale, i loro diritti non sono oggetto di adeguata attenzione.

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