SINNER, NO A SANREMO: DELITTO DI STATO

A quanto pare è una notizia da aprirci i telegiornali: Sinner non va a Sanremo. Seguono farneticanti e oscuri video di un incredulo Amadeus (“Qualcuno ti ha consigliato di non venire, ma noi tiferemo lo stesso per te”), seguono profonde analisi tra il costume e l’antropologia spinta.

Apocalisse nazionale. Se non fossimo abituati, sarebbe un autentico delirio. Ai confini dell’assurdo. Ma ormai tutti sappiamo come va – come deve andare – in Italia: per esistere, bisogna prima o poi passare da Vespa, da Fiorello, da Amadeus. Sono loro che danno l’unzione estrema per essere davvero importanti. E’ quello che hanno cercato di far capire a Sinner, increduli che il ragazzo non capisca. Il fatto è che viviamo nella nazione in cui l’invito di Vespa, Fiorello, Amadeus è un ordine, e nelle convinzioni più profonde c’è che bisogna dire sì, subito, docilmente, cogliendo al volo l’occasione d’oro. Andare da loro come superare l’esame di Stato per diventare avvocati o giornalisti: lì da loro si supera l’esame per diventare qualcuno.

In aggiunta, c’è il timore sottile della pecora: come si fa a dire no, questi sono i capi della patria, se dici no a Vespa, a Fiorello, a Amadeus sei rovinato, quell’Italia lì in qualche modo te la fa pagare, finisci dritto tra i nessuno. Peggio: tra gli antipatici, i sociopatici, i presuntuosi snob. Sono bravissimi, nell’Italia delle pecore, a bollare chi si ribella come gente odiosa, piena di difetti, da evitare. Chi obbedisce al richiamo di Vespa, Fiorello, Amadeus (una volta c’era anche Fazio, ma lui adesso non sta più al centro dell’egemonia culturale), chi al solo invito corre sparato ai piedi dei nuovi potenti, si garantisce un futuro radioso, di personaggio umanissimo, simpaticissimo, adorabilissimo.

Quanto conformismo, quanto opportunismo, quanto monotono servilismo in questo sistema della popolarità nazionale. In tutto questo, in un’Italia così banale e deprimente, un ragazzo di 22 anni riesce a dire no. Ad andare controcorrente, a sottrarsi serenamente, a tirare dritto. Niente Sanremo. Deve allenarsi, tu pensa il motivo.

Macchiato da questo delitto, con la lettera scarlatta marchiata addosso dell’antipatico montato chi si crede d’essere, Sinner in realtà non compie nessun gesto clamoroso. Che dicesse sì o che abbia detto no cambia zero: semplicemente dimostra d’essere tra i pochi ancora capaci di usare la propria testa, facendo quello che sente, non quello che sarebbe conveniente e vantaggioso fare.

Nell’Italia fondata su chi non agisce più in base a ciò che sente giusto, ma solo in base a ciò che sente vantaggioso, Sinner coltiva il gusto di decidere in proprio. Come in campo: che sbagli o che faccia punto, sbaglia o fa punto di suo.

Che questo modo di muoversi – di vivere – lo coltivi e lo difenda a 22 anni a me sembra prodigioso. Forse più ancora di quanto questo Jannik sia nei tornei di tennis. Effettivamente hanno ragione quelli che gli rinfacciano di essere nato nell’Italia strana dell’Alto Adige e di vivere a Montecarlo, di non essere cioè italiano del tutto: effettivamente, non sembra per niente italiano.

3 pensieri su “SINNER, NO A SANREMO: DELITTO DI STATO

  1. Cristina Dongiovanni dice:

    Tra la gente che conosco rumoreggia Sanremo da almeno un mese. E’ una medicina sociale. Come i presentatori che cita, un placebo che cura tutte le frustrazioni della buona famiglia ligia al dovere di scavalcare i giorni senza battere ciglio. Mi chiedo chi siano veramente gli altri, quelli che non reggono la monotona cantilena della tv di Stato. Chi siamo noi? Cosa abbiamo di diverso? Sinner è uno di noi, è migliore? Cosa facciamo, nel nostro piccolo, per oscurare questi soggetti che continuano a propinare la tv-gelato che fa andare tutti a letto più a posto? Mah.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *