SILVIA ROMANO E LA DISPERAZIONE A KM.0

di JOHNNY RONCALLI – Scarto di lato la vicenda della cooperante appena liberata, troppo fumo in questo momento, ma l’ispirazione viene da lì, inutile negarlo.

Indipendentemente dalla bandiera, dalla formula, dall’essere pagato o essere volontario, l’inclinazione a volere aiutare i deboli non ha bisogno di interpreti per essere compresa e, in prima istanza, suona sempre lodevole.

Ognuno fa quel che gli pare, e fino a un certo punto, certo, ma a fronte del fascino per l’azione umanitaria a sfondo esotico, in questi mesi siamo stati ammutoliti da una miriade di iniziative pane-e-salame il cui richiamo, sia pure favorito dalle condizioni eccezionali, potrebbe far riflettere.

Per come la vedo io, se uno vuol darsi da fare a questo mondo per aiutare il prossimo, potrebbe innanzitutto tenere in considerazione la parola stessa, dal latino proximus, vicino.

Va detto che avventurarsi in giungle, savane e deserti non è né vietato, né di per sé esecrabile, ma allo stesso tempo non necessariamente più affascinante, e certo non più utile, che dirigersi verso l’anziano dietro l’angolo, verso la mensa dei poveri, oppure, per dire, inoltrarsi nella selva oscura dell’autismo. Solo esempi, per …carità.

Il bisogno, la difficoltà, la fragilità – accontento i cultori della parola – non hanno classifiche, e ancor meno ce l’ha la disperazione in genere. Non ci sono gradini da salire, posizioni da scalare, la disperazione c’è o non c’è. E ce n’è a volontà, se solo si alza lo sguardo. In mezzo rimane il rollio di questa barca chiamata vita, che ci sbatte qui e là ed è bene ricordarlo, a nessuno è mai concesso di togliersi l’etichetta di potenziale disperato.

Senza ipocrisia però, ammettiamolo, in genere il racconto di un’esperienza in un villaggio in Africa cattura molta più attenzione di una vita trascorsa a distribuire pasti ai poveri della mensa rionale.

Non è una crociata, esprimo solo un certo fastidio, perché in qualche modo spesso il cortile di casa suona meno affascinante, meno esotico, meno insomma, ma se proprio qualcuno è in cerca di mondi paralleli e di modi di essere un po’ alieni, non deve far altro che prenotare un viaggio nel disagio sotto casa. C’è l’imbarazzo della scelta.

A chi crede però che darsi da fare sotto casa sia facile o banale, consiglio di farsi un giro di prova dove alberga la disperazione. Potrebbe scoprire che deserti, giungle e savane sono sempre stati a due passi, dietro le spalle, e che, qualora decidesse di voler esser parte attiva nel dare una mano, non è scontato ricevere accoglienze trionfali. Un conto è voler aiutare e voler far del bene, altro è essere in grado di aiutare e far del bene. Serviranno pazienza e ascolto. Servirà capire se siamo le persone giuste nel posto giusto.

Ma la smetto, così pare un’omelia e non ne ho i titoli né i sottotitoli.

La verità è molto semplice. Ogni giorno, e qui il virus non c’entra affatto, ci sono tantissime persone che con passione, sincerità, motivazione, per lavoro o per volontariato, provano a dare una mano a chi ne ha bisogno, senza pubblicità e senza titoli in prima pagina.

E non hanno certo bisogno di prendere treni, aerei, navi. Chilometri zero è il loro motto, ma è l’unico zero nella loro pagella.

Un pensiero su “SILVIA ROMANO E LA DISPERAZIONE A KM.0

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr. Dott. JOHNNY RONCALLI,
    le sue sono parole sante. Non si monti la testa se aggiungo …di vita eterna .
    Non intendo proprio attribuirle prerogative e funzioni che …con il binocolo si potrebbe fantasticare le siano confacenti.
    Vorrei solo dire che la vita, quella vera e di quotidiana sperimentazione, è sempre stata e, soprattutto o purtroppo, ancora è come lei magistralmente scrive.
    Il prossimo , se vuoi vedere e non limitarti a guardare, ce l’ hai …banalmente di fianco (ora, più o meno a distanza di un metro) : fai presto ad aiutarlo qualora ne abbia necessità, o versi in condizioni di bisogno , sempre che tu lo voglia . Ma questo è un altro discorso.
    Così come è tutto un altro paio di maniche partire da cristiano e , dopo una apparentemente tribolata quaresima , tornare da mussulmano : qui non c’entra un piffero l’aspirazione samaritana .
    Qui è questione, del tutto insindacabile per amor di Dio o di Maometto che si voglia , soprattutto di fede e di volontà.
    Insomma, posso dire questione di spirito o cuore, e di testa ?
    Tutta roba seria , e rara da trovarsi. Salvo andarla a cercare nel deserto o nella savana .
    Magari la trovi anche, senza dilapidare qualche milioncino di euro . Per riportala a casa.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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