Tra le tante funzioni positive della storia, allargando l’arco temporale da prendere in esame, vi è anche quello di consentire una valutazione più obiettiva della realtà presente. È questa la considerazione suscitata da una ricerca recente dell’Istat che evidenzia quanto siano eclatanti i miglioramenti ottenuti nel tempo, a dispetto di una critica frequente alle nostre condizioni di vita e, in particolare, alla nostra sanità.
Nel 1872, l’Italia era tra i paesi con aspettativa di vita tra le più basse in Europa: appena 29,8 anni, anche a causa di una mortalità infantile molto elevata. Oggi siamo tra i paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita di ben 83,4 anni (81,6 anni per gli uomini e 86,3 per le donne). Permane una differenza regionale, a scapito del meridione, passando da meno di 82 anni in Campania agli oltre 86 nelle Marche, ma va detto che, oltre al dato territoriale, incidono variabili quali il reddito, il titolo di studio e lo stile di vita.
Sono cambiate radicalmente anche le cause di morte. All’inizio del secolo le malattie infettive erano responsabili di circa il 30% dei decessi e, grazie al netto miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie, tale percentuale si è sensibilmente ridotta. Oggi sono cresciute le malattie cronico-degenerative, con le patologie oncologiche e le malattie cardiocircolatorie responsabili ciascuna di circa il 30% dei decessi.
Altro dato rassicurante riguarda la nostra autopercezione di buona salute, con una riduzione in appena 10 anni, dal 1995, della popolazione che si definisce in cattiva salute, scesa dall’8% al 5,5%. In particolare, è migliorata la situazione dei molto anziani, in quanto nel 2025 il 28% delle donne con oltre 85 anni ha dichiarato di stare “male” o “molto male”, mentre dieci anni fa erano il doppio; analogamente tra gli uomini over 85 la quota è scesa nello stesso periodo dal 39,5% al 17,2%.
Un altro dato positivo riguarda la netta riduzione dei fumatori nel nostro paese. Mentre nel 1980 oltre la metà della popolazione maschile con più di 14 anni fumava (54,3%), nel 2025 tale percentuale è scesa sensibilmente fino al 22,9%. Anche nella popolazione femminile si è osservato un calo delle fumatrici, anche se molto meno rilevante, ma va tenuto conto che la quota delle donne fumatrici era molto più bassa (dal 16,7% al 15,9%).
Insomma, nel corso dell’ultimo secolo, è innegabile ed ampio il miglioramento delle condizioni di vita nel nostro Paese, mentre, se ci si sofferma solo all’ultimo decennio, probabilmente è vero il peggioramento della sanità pubblica, sia in termini di difficoltà di accesso che di qualità complessiva delle prestazioni erogate. Ma questa purtroppo è un’altra storia, con altre spiegazioni…
