BRAVA GIORGIA, BRAVA MA LENTA

Grande fibrillazione in ogni angolo del globo televisivo. Il tema è la condanna delle parole di Trump sul Papa da parte della Meloni e la conseguente disapprovazione (eufemismo) da parte del presidente magnate.
Tutti discutono, Giorgina se l’aspettava?

Non solo se l’aspettava, lo sperava e lo sapeva. La Giorgia non vedeva l’ora di trovare un’occasione per smarcarsi da ciuffo d’oro, non vedeva l’ora di mostrare a tutti che lei non è succube di nessuno e tantomeno di Trump.

Non è vero, ovviamente, è succube eccome, ma Donald stava diventando un imbarazzo talmente ingombrante che anche parte del suo elettorato cominciava ad avere l’orticaria. E allora serviva un’occasione che la rendesse inattaccabile e anzi persino calamita della solidarietà dell’opposizione, Schlein in testa. E infatti.

Stare dalla parte del Papa e della pace e prendere le distanze dalle parole che arrivano da oltre oceano è l’occasione inaspettata, ma imperdibile. Applausi a scena aperta, appoggio unilaterale ed exit poll in rialzo. Voilà.

Se ancora ci fosse, ma non tutte le dipartite vengono per nuocere, applaudirebbe anche Andreotti, maestro dell’utilitarismo in politica. Peccato che la condanna a Trump arrivi col paracadute, nei modi che la rendono inattaccabile, peccato che contro Trump e contro l’amichetto israeliano non abbia aperto bocca prima: non per il Venezuela, non per Gaza, non per l’Iran, non per il Libano, non per i dazi e tutto quanto.
Peccato, tante occasioni perse e una colta al volo. La migliore probabilmente.

Andreotti sarebbe fiero.

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *