SE TOCCA AD AL BANO DIMOSTRARE COME SI FA CON PUTIN

Al Bano chi? Quello di “Felicità”? Quello con il cappello anche quando dorme? Quel salentino capriccioso e anche un po’ contadinello? Quello che omaggiava Putin? Sì, proprio lui, Carrisi Albano Antonio da Cellino San Marco, cantante e imprenditore agricolo, uno che non ha mai dimenticato in quale zolla è nato e si porta appresso lo ientu che spazzola la sua terra bellissima.

Al Bano ha detto che ospiterà una famiglia ucraina nella sua enorme tenuta, madre, bambina e figlio diciottenne, un rifugio non di buio e di paura ma per restituire la vita, la luce e la speranza a chi ha smarrito questo patrimonio scippato e violentato dal Putin di cui sopra.

Putin ha sbagliato, ha pure detto Al Bano. “Putin non è un mio amico, se lo fosse gli avrei consigliato di far parlare l’intelligenza, ho cantato per lui ma lui ha commesso uno dei suoi più grandi errori, non mi piace più. Sull’attacco all’Ucraina Putin ha completamente torto, è inaccettabile e la società civile si rifiuta di continuare a vedere le immagini di morte e devastazione che ci arrivano quotidianamente. Ho cancellato tutti i concerti in Russia. Ora andrò io stesso ad accogliere quella famiglia”.

I titolisti di “Repubblica” hanno approfittato per riassumere, con la solita astuzia ideologica, “Al Bano fa retromarcia”. Al Bano non è uno di loro, non ha avuto bisogno di cantare alle sagre del partito, con il pugno chiuso e la parcella in nero, ha girato e gira il mondo portando musica italiana, ma non fa nessuna retromarcia, invece tira diritto, non si pente affatto di avere tenuto rapporti con Putin, non si nasconde come cento altri, politici e politicanti innanzitutto, che dimenticano riverenze e favori. Il contadino cantante preferisce la sincerità naturale alla diplomazia di corte e alle ipocrisie di certi sodali schierati e dormienti. Agisce con i fatti, offre dimora e conforto a una famiglia disperata, si fa promotore di altre iniziative, non sventola la bandiera della pace, si limita a confermare la sua idea della vita. Cellino non è St Moritz, la masseria del Borgo Antico non è il Cremlino, dove comunque Al Bano ha intonato una delle sue canzoni:

C’è carta bianca sul dolore e sulla pelle degli uomini
cresce ogni giorno il cinismo nei confronti degli umili
Ma nasce un sole nella notte e nel cuore dei deboli
E dal silenzio la voce rinascerà Libertà,
Quanti hai fatto piangere!
Senza te
Quanta solitudine!
Fino a che
Avrà un senso vivere
Io vivrò
Per avere te Libertà

Attendo altri musicisti, manifestanti impegnati sul fronte della propaganda, pronti ad aprire le loro magioni.

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