QUASI BERLUSCONI

I più trucidi, gli stessi che a Portofino ordinano vino rosso col pesce, avevano cominciato a definirlo il matrimonio finto. Zotici. Poi per fortuna si sono subito piazzati in trincea i nuovi Della Casa, gente che sul galateo la sa lunga, proponendo una definizione più rispettosa e signorile: è un quasi matrimonio.

Dalle redazioni gossip di giornali e tv anticipazioni a carrettate. Tra Silvio Berlusconi e Marta Fascina sarà un matrimonio all’americana (?), nella magica cornice di Villa Gernetto (?), un incanto di giornata. Al quasi matrimonio saranno presenti sessanta-settanta invitati. Quasi assente la politica. I figli presenti quasi tutti, dato che alcuni hanno declinato per “impegni precedentemente assunti” (via, a chi non è capitato in occasione del matrimonio di figli, fratelli o genitori di avere già un appuntamento col commercialista?).

Sarà quasi il matrimonio dell’anno. A 85 anni, dicono i biografi che il Cavaliere dirà di fatto il suo ultimo sì, o quasi (mai dire mai, sappiamo anche questo: certi nonni diventano più scapestrati e imprevedibili dei nipoti). La quasi sposina ha regalato al quasi sposo un simbolo quasi unico: il calco con le impronte delle loro mani.

Il Paese intero dovrebbe essere quasi orgoglioso, per avere un anziano ancora tanto giovane da buttarsi in un nuovo matrimonio, anche se quasi matrimonio: a una certa età, solitamente, si parla più di funerali, lui ha ancora lo spirito di un quasi ragazzo ai primi fremiti d’amore. Quasi tenero.

Nessuna sorpresa, comunque: conosciamo il tipo. Già nella prima vita si era piazzato al centro della scena pubblica raccontandoci di essere un quasi Dio. E a molti di noi, riconosciamolo, è apparso quanto meno come un quasi statista. Toccanti e indimenticabili le sue apologie dell’amico Putin, difeso a spada tratta in tutte le sedi, con tanto di ritratti sobri e distaccati, “è un grande liberale, è di gran lunga il più grande statista del mondo, è un riflessivo nato che non agirebbe mai d’istinto”. Praticamente quasi santo.

Adesso, nell’autunno della vita, Silvio ha adottato un registro più ovattato e defilato. Si muove il necessario, parla il necessario. Quasi introverso, quasi taciturno. Come un gattone, assesta la zampata soltanto in casi particolari. Poco tempo fa, muovendo sagacemente le sue pedine, è arrivato ad essere un quasi presidente della Repubblica. E pazienza se poi, grazie ai suoi quasi fedelissimi, ne è uscito quasi da macchietta.

Dato per quasi spacciato soltanto poche settimane fa, ricompare ogni volta più pimpante di prima. O quasi. Il segreto, ci spiegarono indietro negli anni, starebbe nelle speciali cure del suo medico di fiducia, quasi un guru personale, quel professor Zangrillo che assicurò di farlo diventare quasi eterno. Ed effettivamente, di fronte al nuovo passo quasi nuziale, in stile Las Vegas, verrebbe la tentazione di credergli.

Tanti auguri e figli maschi, sarebbe quasi il caso di dirgli. In ogni caso, auguri. La felicità non ha età e la sua tanto meno. Dal destino ha ricevuto tantissimo, quasi tutto. Forse, volendo proprio sottilizzare, a quasi 86 anni suonati gli manca sempre una cosa soltanto: la strana ebbrezza di una vita quasi normale.

 

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