SE PURE TONINELLI SI SENTE BERSAGLIO DEL SISTEMA

di GIORGIO GANDOLA – “Ma questo che vuole?”. Lo avrebbe sussurrato Mario Draghi in parlamento mentre Danilo Toninelli si esibiva in una delle sue cervellotiche interrogazioni, questa volta in materia di immigrazione e sbarchi in Sicilia. L’intellettuale del Movimento 5Stelle incalzava il premier sulle modalità di accoglienza, dimenticandosi di essere stato prima ministro dei Trasporti nel governo delle chiusure (Conte 1), poi accanito sostenitore del governo delle aperture (Conte 2). O forse proprio per questo doppio ruolo, confondendo cause, effetti e tempi non è riuscito ad essere chiaro nei quesiti da porre al premier e si è meritato la risposta stizzita.

Chi lo conosce bene però lo giustifica, in questi giorni sarebbe particolarmente stressato. Non per il ritorno allo Stato di Società Autostrade – da lui fortemente voluto a suo tempo  e costato ai contribuenti italiani solo 7,9 miliardi da immettere subito nelle casse dei Benetton – e neppure perché, da ulteriori investigazioni, il tunnel del Brennero pare proprio non esistere. No, Toninelli è sulle spine per un libro, il suo. Si intitola “Non mollare mai”, sottotitolo fra l’orgoglioso e il vittimista “La storia del ministro più attaccato di sempre”. Neanche fosse Andreotti, Craxi o Gava. Praticamente un martire preso di mira perché, a detta sua, impossibile da corrompere e al tempo stesso ingenuo.

Il bestseller è acquistabile su Amazon e nelle intenzioni dell’autore dovrebbe fare concorrenza all’imperdibile “Politicamente scorretto» di Alessandro Di Battista (uscito strappando dal club grillino) e all’ormai classico “Il portavoce” di Rocco Casalino. Uno scontro fra titani sullo scaffale fantasy, che Toninelli vorrebbe vincere perché ritiene di meritarlo. Nelle 200 pagine, il politico di Soresina (Cremona) elenca tutte le sue gaffes come se fossero trionfi. Ne ricordiamo solo qualcuna per regalare un’atmosfera di ilarità al lettore.

1) La sua campagna per la mobilità elettrica si aprì con lui che arrivava al ministero in monopattino, lanciando una moda che i pedoni di Milano non gli hanno ancora perdonato. E si chiuse pietosamente quando ammise di avere comprato una jeep diesel (“Per risparmiare”).

2) Dopo i funerali alle vittime del ponte Morandi tornò in vacanza in Spagna distinguendosi per selfie ridanciani che diventarono un incidente istituzionale.

3) Per la sua contrarietà alla Tav invitò l’allora governatore del Piemonte, Chiamparino a stendersi sui binari perché non sarebbe mai passato alcun treno ad alta velocità. Da lì il soprannome di Toninulla.

Il resto nel libro, che l’ex ministro sostiene non essere pubblicizzato abbastanza. O comunque non al livello della sua deposizione dadaista al processo contro Matteo Salvini, con i famosi 24 “non so”, “non ricordo” quando era ministro dello stesso governo.

Temendo la censura preventiva della casta, Toninelli in un intervento su Facebook ha mobilitato i fans: “Aiutatemi a diffondere questo importante video perché ho solo voi come passaparola. La semplice notizia della sua pubblicazione ha scatenato il sistema contro di me. Leggere questo libro non significa solo dare loro una bella spallata, ma anche conoscere cosa ha fatto un cittadino normale, con le mani libere, in un solo anno, nei palazzi del potere”.

Già immaginiamo i poteri forti, le banche e le cupole, tutti riuniti in un sottoscala per studiare strategie da CIA per imbavagliare il Toninelli-pensiero e non farlo volare libero come il gabbiano Jonathan Livingston sulle coscienze italiane. È bastato un anno per terrorizzarli. Solo un anno, ma non passava mai.

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