SE INVECE CONSIDERASSIMO GLI ALUNNI STRANIERI IL FUTURO DELL’ITALIA?

All’improvviso abbiamo un’emergenza scuola. E chi lo avrebbe mai detto, visto l’eccellente livello nell’eloquio e nel componimento dei nostri studenti, bianchi, neri, caffelatte e iridati in genere, senza inutili distinzioni raffinate e tantomeno razziali.

Dal governo ci fanno sapere che abbiamo un’emergenza che ha a che fare con l’eccesso di stranieri immigrati, di stranieri di prima generazione e anche di seconda. Con la denatalità a quanto pare no, nessuna emergenza, sembrerebbe che gli italiani facciano meno figli, ma i pochi che fanno sarebbero di qualità sopraffina e la loro ottima e sacrosanta istruzione venga costantemente messa in discussione da quell’eccesso di barbari crespi, arruffati e arruffoni, insipienti e tutti da formare, provenienti dal mare nostro e dal mare in genere.

La qualità media dei nostri autoctoni virgulti sopraffina non è, basta dare uno sguardo a tutte le analisi in tema svolte negli ultimi decenni. Un capitolare senza freni, un insulto alle grandi menti del nostro Paese, che continua a produrne, sia chiaro, ma in quantità sempre minore (anche a causa della denatalità, evidentemente) e con la crescente propensione all’espatrio. E uno, due, o più motivi ci devono pur essere.

A proposito degli stranieri, oggi ci viene detto che abbiamo un problema di percentuali, un problema di istruzione linguistica dei genitori, un problema di vestizione addirittura, di niqab e burqa. Quest’ultimo è in tutta evidenza un problema inesistente, nessuno si presenta a scuola con il volto coperto, punto.

I primi due sono certamente una questione, un problema se si vuole irrigidire i toni, ma vorrei anche dire che il nostro nerboruto governo dovrebbe essere fiero e fare vanto di poter e dover affrontare un problema di tale natura. Un problema serio che chiede pensieri e soluzioni serie e geniali, innovative, per usare una parola inevitabile.

Un ministero, un ufficio scolastico, un dipartimento dovrebbero sentire come un privilegio l’onere di potere e dovere affrontare un problema tale, dovrebbero sentirsi onorati essere nell’occhio del ciclone ora che la storia chiede loro di spremere le meningi ed escogitare soluzioni che generino integrazione e ci facciano davvero intravedere il futuro di un Paese che non può e non potrà fare a meno di quei mori incolti. Tanto più che continueranno comunque ad approdare sui nostri lidi, anche se potessimo fare a meno di loro, cosa che comunque non è.

Il problema esiste, non da oggi, ma le elezioni vanno approssimandosi. Non sono esattamente dietro l’angolo, ma conviene portarsi avanti, in effetti, viste le provocazioni che il futuro della nazione tiene a mettere davanti agli occhi degli italiani.

Quando il gioco si fa duro, i duri dovrebbero ballare, possibilmente scansando le pirouette, i plié e i demiplié più banali e scontati. Il condizionale è d’obbligo, ma dovrebbe servire da sprone.

Buon lavoro.

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