L’ARTE FA BENE ALLA SALUTE, PRESCRIVIBILE CON RICETTA MEDICA

“Allora: al mattino con la colazione mi prende un Giotto, che la tira su; la sera invece, appena prima di dormire, due gocce di Botticelli e un Piero della Francesca. E’ allergico al Rinascimento lei? No? Bene, allora ci aggiunga un Masaccio, da sciogliere in acqua: è ricco di ferro e aiuta con l’anemia”.

Sarà impazzito il medico, peraltro immaginario, citato qui sopra? Niente affatto: egli è semplicemente attento, aggiornato e incline a seguire le direttive che, in materia di Cultura e Sanità, arrivano dal governo.

Si, proprio dal governo Meloni che, in fatto di arte e cultura, non di rado si è fatto criticare. Il ministro Giuseppe Valditara, già noto per aver confuso mafia con Br in relazione all’omicidio Mattarella, si è distinto anche per aver postato su X il seguente garbuglio linguistico: “Se si è d’accordo che gli stranieri si assimilino sui valori fondamentali iscritti nella Costituzione ciò avverrà più facilmente se nelle classi la maggioranza sarà di italiani, se studieranno in modo potenziato l’italiano laddove già non lo conoscano bene, se nelle scuole si insegni approfonditamente la storia, la letteratura, l’arte, la musica italiana, se i genitori saranno coinvolti pure loro nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana e se non vivranno in comunità separate”.

Insomma, verrebbe da dubitare che proprio dal governo in carica possa venire (o “venghi”, direbbe Valditara) la giusta spinta alla diffusione della cultura ma, come ebbe a sottolineare il ministro in risposta alle ironie social scatenate dal suo post, a volte occorre essere “più attenti al contenuto” e meno alla forma.

Veniamo al contenuto allora, che consiste in un protocollo siglato dal ministero della Salute e dal ministero della Cultura con l’obiettivo di arrivare a vere e proprie prescrizioni di attività culturali da parte dei medici. Secondo alcuni studi scientifici, infatti, la fruizione dell’arte è associata a una riduzione di circa il 4% del rischio di invecchiamento biologico e a una diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Visitare una mostra o museo allunga la vita e, non bastasse, “migliora il benessere di chi convive con malattie neurodegenerative.”

A sostegno dell’intesa, il sottosegretario alla Cultura Lucia Bergonzoni ha annunciato lo stanziamento di un milione di euro e la costituzione di un Comitato scientifico (che ci sta sempre bene).

In tutta onestà, l’iniziativa sembra perfettamente lodevole. Che poi, scientificamente parlando, la Cultura sia vera medicina o semplice placebo, poco importa: da secoli sappiamo che aiuta a vivere e se per sostenerla e diffonderla servirà dire che fa bene alla salute, ben venga. A fronte di tutto questo, non si può tuttavia nascondere il timore che l’incontro tra la cultura e la Sanità italiana possa rivelarsi più complicato del previsto.

E’ un bene che i medici di base possano prescrivere le mostre, ma necessaria premessa a questa operazione è che i medici di base esistano: purtroppo, sappiamo che scarseggiano in ogni parte d’Italia. E ancora, sarà facile prenotare un Rubens al Cup, o i tempi d’attesa si riveleranno eterni come quelli per una risonanza magnetica?

Vedrete che, purtroppo, uno l’applicazione di barocco finirà per farsela fare privatamente. E comunque, per il bene dell’iniziativa, il governo si tuteli: preveda una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione, magari con manifesti che sparino enormi primi piani di ministri, cariche istituzionali e parlamentari (compresi quelli di opposizione). “Non fare come me”, lo slogan: “Leggi un libro, visita una mostra”.

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