Dove non può la ragione, arriva a volte la fantascienza. Oppure la fantascienza arriva semplicemente prima, poi la ragione, la realtà e la scienza stessa si adeguano e prendendosela comoda risistemano tutte le cose, al passo coi tempi.
A volte poi la fantascienza trova casa nei luoghi più impensabili, non per forza a Roma Capitale o a Milano Locomotiva d’Italia. A volte la fantascienza trova casa nelle periferie sconosciute e non a caso i migliori avvistamenti di oggetti non identificati, le migliori apparizioni in genere, avvengono in posti defilati.
Matteo Manca fa il sindaco a Norbello, in provincia di Oristano, ma non si accontenta. È uno che si dà da fare un bel po’, si guarda attorno e le cose che non vanno vuole sistemarle una volta per tutte. E guardandosi attorno, si rende conto che a Norbello, paese di mille e cento abitanti, il medico non c’è. Non più almeno. Mille e cento abitanti è anche un numero confacente, volendo vedere i Norbellesi come possibili assistiti di un futuribile medico di famiglia, perché il massimale consentito ai medici di base è mille e cinquecento, con qualche deroga, e con l’appoggio di un paio di paeselli lì vicini in un batter di ciglia il massimale sarebbe bell’e raggiunto.
Il medico però non c’è e a dirla tutta Norbello non è un’eccezione. In giro per l’Italia di paesi senza dottore ce ne sono molti, quanti esattamente non è dato sapere, ma se è vero che si stima manchino almeno 5.700 medici di base, il numero dei campanili sguarniti non è cosa da poco. I motivi sono tanti: incentivi, nessuno vuole più andare in luoghi defilati, la sanità pubblica è allo sbando, a favore di quella privata, le case di comunità non decollano o non riescono a essere efficienti e approdo naturale per le persone, soprattutto per gli anziani e per i meno attrezzati, diciamo così.
Per tornare a Norbello e a Matteo Manca, fatto sta che nonostante agevolazioni, tappeti di benvenuto e un posto al sole garantito, vista la cronica mancanza e il palpabile bisogno, il medico non si vede e allora il primo cittadino prende in mano la situazione in modo autoritario e insindacabile, per l’appunto.
Il gioco si fa duro e allora tutti i concittadini sono e saranno tenuti a rispettare l’ordinanza in merito: a nessun abitante di Norbello sarà più consentito ammalarsi e tantomeno aggravarsi, in caso di morbosità in atto. Qualora proprio non si possa fare a meno di contrarre qualche affezione, disturbo o malanno, “tutti i residenti del Comune di Norbello qualora dovessero ammalarsi sono tenuti a guarire autonomamente e nel più breve tempo possibile”.
Quindi, buone condizioni fisiche per tutti, “con particolare riguardo a buona volontà, pensiero positivo, resistenza fisica e morale, eventuale ricorso alla fortuna…”, “buone condizionI che sono rimesse all’autonoma organizzazione del cittadino, stante l’impossibilità di acquisire indicazioni professionali continuative sul territorio comunale”.
Fantascienza, si diceva, e fantascienza ecco servita. Del resto, tra il serio e il faceto, quante volte l’immaginazione ha visto con largo anticipo quello che l’amministrazione della cosa pubblica non riusciva o non voleva scorgere, pur dinanzi agli occhi di tutti?
Fa sorridere e fa inorridire dover ricorrere a tale paradosso, per le disfunzioni della sanità pubblica, ma la provocazione ci sta tutta e nasce da premesse inappuntabili, e parte dalla semplice enunciazione della Costituzione che vorrebbe garantito il diritto alla salute, per tutti: “Nel territorio comunale – dice Manca – risulta da tempo assente il medico di medicina generale titolare, i cittadini sono frequentemente costretti a rivolgersi a servizi sanitari ubicati in altri comuni, spesso a notevole distanza, il diritto alla salute risulta difficilmente esercitabile in assenza di un presidio di assistenza primaria stabile e accessibile non risultano allo stato disponibili, presso il territorio comunale, medici di medicina generale”. E quindi si dispone l'”autoguarigione”
Si scherza, con amarezza, e si vola con la fantasia, un po’ certi che nei palazzi che contano, presi da ben altro che la salute dei cittadini, al solito tutto passerà inosservato.
