RISPETTO PER WENDY, CHE HA VOLUTO RAGGIUNGERE SUO FIGLIO IN PARADISO

Purtroppo, è arrivata fino in fondo. E’ la storia umanamente straziante di Wendy Duffy, la 56enne operatrice sociosanitaria inglese in perfetta salute fisica, ma devastata psicologicamente, che ha deciso di farla finita. Ha speso tutti i suoi risparmi – 10mila sterline – per andare in una clinica svizzera scegliendo il suicidio assistito. La scena finale l’ha scelta con cura: indossava la maglietta del figlio e ha voluto la finestra aperta “per poter volar via”, ascoltando i suoi due brani preferiti, uno dei quali di Bruno Mars ,dal titolo emblematico “Die with a smile” (morire con un sorriso). Era quello, infatti, il suo desiderio: andarsene senza dare troppo disturbo, in silenzio, con compostezza e dignità.

La sua vita era in realtà finita quattro anni prima, quando il suo unico figlio Marcus 23enne muore in una maniera assurda: torna dal pub e si prepara un panino, s’ingozza con mezzo pomodorino che gli rimane ficcato nella trachea senza nessuna possibilità di rimuoverlo, viene portato in ospedale dove muore dopo giorni di stenti in un’agonia atroce, sotto gli occhi della madre che non può farci niente.

“Non provo più alcuna gioia, non ho nessun desiderio di continuare a vivere. Non cambierò idea. Siate felici per me. So che morirò con il sorriso sulle labbra”, dichiara al Daily Mail.

La sua sensibilità era così estrema che ha addirittura aspettato che i suoi cani morissero di vecchiaia prima di attraversare la Manica e andare in Svizzera. Lo si capisce anche dal tentativo non riuscito di suicidio che aveva già azzardato, con una modalità che non fosse comunque troppo traumatica per chi l’avesse scoperta. “Potrei gettarmi da un cavalcavia o da un palazzo, ma questo lascerebbe chiunque mi trovasse a fare i conti con quella scena per il resto della vita”, dice con una calma assoluta.

Una decisione maturata nel tempo, senza che nemmeno un piccolo dubbio abbia potuto scalfire quel dolore immenso che le dilaniava l’anima, in modo totalmente inconsolabile.

Già dilagano i commenti delle solite fazioni pro&contro, leggo anche con distacco chi sta già accusando la società, la famiglia (quattro sorelle e due fratelli, ai quali ha lasciato una lettera a ciascuno) e la comunità di non essere stati vicini alla povera Wendy, insomma i soliti grilli parlanti fastidiosi del dopo. Preferisco interiorizzare in silenzio quanto è successo, partecipando con profonda solidarietà al suo ultimo gesto e riuscendo a comprendere umanamente la sofferenza della donna, la sua vita diventata di colpo inutile, la densità insopportabile del dolore.

Credo che una situazione emotiva così possiamo averla provata anche noi nei nostri momenti più bui, ma che poi siamo riusciti in qualche modo a gestire e andare avanti. Anche lei l’ha gestito, ma a suo modo e con grande lucidità, cambia solo il finale. A Wendy e alla sua storia vanno regalati rispetto, comprensione e una preghiera.

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