RIFIUTI UMANI

L’immagine è sfocata il giusto, forse involontariamente ma provvidenziale, a proteggere l’identità della cara estinta immortalata sul manifesto mortuario.

Pognana, piccolissima frazione di Fivizzano, nella Lunigiana. Toscana settentrionale,jj per chi preferiva la storia alla geografia e non ha dimestichezza. Frazione piccolissima, ma i tedeschi, gli olandesi, gli inglesi ci arrivano comunque, qualcuno ha pure preso casa, la seconda, o la terza. E poi i locali ovviamente, pochi, ma ci sono.

Anche Pognana, pur minuscola, ha la sua bella piazzola per la raccolta differenziata, i bidoni per vetro e alluminio, quelli per la carta, il cestone per i sacchi della plastica, il bidone per l’umido e quello per l’indifferenziata, con nugoli di insetti, mosche, vespe, moscerini assortiti attratti dagli afrori e dal potenziale banchetto. Niente di strano, tutto il mondo è Pognana.

Poi però l’occhio si alza, si mette a scrutare l’orizzonte, che nella fattispecie dista dalle pupille un metro scarso, e all’orizzonte compare qualcosa che non dovrebbe esserci, un’anomalia, un refuso delle coscienze, evidentemente troppo impegnate a riscuotere affitti e a sistemare i casamenti: un pannello per affiggere i manifesti mortuari, forse anche altro, ma certo anche quelli.

Il morto, l’anziana signora in questo caso, finisce tra i rifiuti, unico sollievo non aver accesso diretto a un cassonetto. Nel dubbio, nel non saper decidere se la defunta fosse organica o indifferenziata, almeno uno spazio dedicato c’è, questo sì. E pure visitatori indefessi e devoti, i sopracitati insetti.

Difficile stabilire se sia nata prima la piazzola o il pannello, ma poco cambia, a nessuno pare esser sopraggiunto il dubbio dell’irriverenza, nessuno sembra chiedersi se il rispetto venga meno, defunto pure lui.

Possibile consolazione, c’è da sperare che qualcuno abbia in testa un piano oscuro e inimmaginabile, sta a vedere che il defunto è messo lì per esser riciclato pure lui, in un altro modo, magari in un’altra vita, sperabilmente migliore di questa..

Tanta acredine mia, tanto indignarmi, e poi magari scatta la resurrezione.

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