QUELLE DUE DONNE SOPRAVVISSUTE IN MODO SURREALE ALLA MORTE

Marinella e Denise. Como e Roma negli ultimi giorni sono state accomunate dalla scoperta della morte di due persone, celate al mondo dopo il decesso. Una dimenticata, l’altra preservata per amore, così almeno pare.

Marinella è morta più di due anni fa, ma nessuno se ne è reso conto. Un malore, un mancamento, chi lo sa, nessuna possibilità di chiedere aiuto e soprattutto nessuno che abbia notato la sua scomparsa. Si può essere più soli di così? Peggio, si può essere stati più soli di così? Morire, scomparire dal mondo, senza che nessuno se ne curi o si chieda che fine ha fatto Marinella. Si può.

Il cadavere di Marinella è rimasto immobile e ignorato per più di due anni, Marinella invece non era più in quella casa, la immagino vagare malinconica sopra le nostre teste a cercare di comprendere come si possa essere stati così invisibili, così trascurabili nella propria vita, o almeno negli ultimi anni della propria vita, al punto da divenire eterei e impalpabili anche prima di farsi definitivamente da parte. Hanno pensato a lei solo perchè le sue piante erano cresciute troppo, invadevano altre proprietà, dunque era diventato urgente prendere contatti.

Denise è un’altra storia. Lei qualcuno ce l’aveva, eccome, Antonio, a lei talmente legato da non riuscire a staccarsene nemmeno dopo la morte. Letteralmente. Anche qui un cadavere che viene scoperto molto tempo dopo l’ultimo respiro, qualche mese dopo, ma un cadavere accudito e preservato, sia pure maldestramente e contro ogni ragionevole pratica civile. Una simbiosi quella tra Antonio, 65 anni, e Denise, 90, che era vista in modo sospettoso dai vicini, ma che si nutriva in realtà di passioni comuni, la musica, l’arte, il cinema. il gesto di Antonio è chiaramente ispirato dal morboso attaccamento alla compagna, con cui ha “unito le nostre solitudini nel 2007, e dopo 15 anni non volevo separarmi da lei”. Passioni. Magari passioni che a un certo punto della propria vita non si credeva possibile dividere con qualcun altro, con il medesimo trasporto, e invece sì, era possibile. E allora come rinunciare, recidere quella vicinanza, quell’affiatamento inaspettato. Meglio aver vicino almeno il corpo.

La mente si appanna, crolla tutto quanto, e allora, immagino, può succedere che un pizzico di insania si metta al timone e ci guidi verso territori inesplorati e inaccettabili.

Due destini post mortem che dietro di sé lasciano tracce, ben visibili a chi resta, anche a chi quelle due anime non le ha conosciute.

Non vale la pena tentare di trarre morali o insegnamenti, perché credo non ve ne siano. Sono storie vere e ognuno ne cava il senso che vuole o che scorge.

Sono però due storie di vita più che di morte, vorrei dire: davvero non sono poi così sicuro che i protagonisti siano i cadaveri.

 

 

 

 

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