QUEL DON ABBONDIO DI VALDITARA CHE FA LA CROCIATA CONTRO I PROMESSI SPOSI

Avete presente quei professori, più sui sessanta che sui cinquanta, che cercano di fraternizzare coi propri studenti, facendo gli amiconi, e che riescono solamente a rimediare una figura patetica? Quelli che: ciao raga, come butta? Con gli scolari che li guardano, indecisi fra il cachinno e la compassione. Ecco, Valditara, certe volte, mi dà esattamente questa impressione: sembra uno che si sforzi di adottare un gergo giovanilista, ma faccia l’effetto di un bantù che imiti l’accento di Oxford.

Rientra in questo genere di sensazioni quella che ho provato leggendo della proposta del ministro riguardo allo studio di Manzoni alle superiori. Come se Valditara, evidentissimamente afflitto da una visione muffosa e banaluccia dell’educazione giovanile, abbia cercato di darsi una svecchiata, con l’unico risultato di fare sembrare peggio la toppa del buco.

Perché il Nostro, dopo una serie di precedenti intemerate, in cui pareva mia zia Bice, quando scuoteva la testa e proclamava: che tempi!, è riuscito a dire una cosa che, oltre ad essere una stupidaggine, pare smentire l’immagine seriosa, da maestro deamicisiano, che si era costruito in questi anni di governo. Giacchè, sappiatelo, strizzare l’occhio all’avversario non è esattamente il modo migliore per vincere una partita. E Valdy ha proprio fatto l’occhiolino a quei peracottari della new education, che, fino a poco fa, additava, giustamente, al pubblico ludibrio come i demolitori della scuola italiana.

Insomma, cosa ha detto il nostro Ministro? Sostanzialmente, che i “Promessi Sposi” non sono una lettura da proporre integralmente in seconda liceo e che, forse forse, sarebbe meglio aspettare un’età più matura, per apprezzarne le sfumature. Implicitamente o esplicitamente, il gran romanzo del Manzoni sarebbe troppo datato e poco adatto ai tempi attuali: meglio proporre Fenoglio o Pavese.

E qui, mi dispiace tanto, mi monta in spalla la carogna, e il rospaccio lo devo recere. Dunque, Manzoni sarebbe datato e, invece, Fenoglio avrebbe scritto pagine eterne? Per i nostri giovani, cosa volete che rappresentino le avventure del partigiano Johnny o degli insorti albesi, albigiani, sì insomma, avete capito. E Pavese, che si è sparato un colpo in testa, con l’aggravante dei futili motivi, sarebbe un esempio letterario più educativo per la nostra balda gioventù? Perché non gli facciamo leggere Potocki, pistolettata per pistolettata? Mode, cari miei, nulla più che banalissime mode.

Io non so, onestamente, quanto e come Valditara abbia letto gli autori che indica come possibili rincalzi del Sandrone milanese, ma, da come ne parla, temo che non sia andato oltre il colophon dei loro libri. Quanto al Manzoni, io non l’ho mai amato particolarmente: so che il mio carissimo Gadda lo adorava, ma non sono mai riuscito a farmelo piacere davvero: in un capitolo di un mio perdibilissimo libro lo definii un raccomandato e l’ho sempre accusato di avere una visione troppo schematica degli esseri umani, della storia, della società. Ma stiamo comunque parlando di un grande: dell’autore dell’unico vero grande romanzo storico del nostro Romanticismo. Mi direte: grazie tante, ci ha lavorato vent’anni! Lo so che oggi vanno di moda i romanzini da novanta paginette, scritti in un mese: Baricco, in questo, ha fatto scuola (e ci ha fatto i soldi). Ma bisogna portare rispetto per il lavoro di lima e di bulino di Manzoni e di quelli come lui: per anni e anni, ha modificato, perfezionato, emendato il suo libro. Alla fine, ne è uscito un gran romanzo, che, se non è un autentico capolavoro, è, comunque, un’opera capitale della nostra storia letteraria.

Ora, se la domanda è se sia o meno adatto ad un lettore sedicenne, io dico sì: lo è assaissimo. Proprio per la schematicità un po’ dogmatica dei suoi personaggi, spesso costruiti per antitesi (mi viene in mente un corso di Caretti sugli ecclesiastici nei Promessi Sposi), per la semplificazione oppressi-oppressori e per il senso di umanità che spira da ogni pagina del romanzo, io credo che il libro di Manzoni sia molto più adatto per uno studente di seconda liceo, rispetto alla narrazione crudamente neorealista dei sopracitati. Fenoglio, piuttosto, venga letto quando, in quinta superiore, si studia la Resistenza: la lettura di un vero partigiano, radiato dalle patrie lettere per la sua assenza di paraocchi ideologici nel descrivere la lotta contro nazisti e fascisti, permette di giudicare molto bene la forma mentis di chi ha preso il posto di fascisti e nazisti nel decidere chi debba parlare e chi no. E, visto come sono andate le cose anche questo 25 aprile, mi viene da dire che, appo i nostri giovani, ce ne sarebbe enorme bisogno.

Quanto a Valditara, uno il coraggio, come diceva Don Abbondio, non se lo può dare. Ma vale la pena di ricordargli la risposta del cardinale Borromeo: “E perchè dunque, potrei dirvi, vi siete voi impegnato in un ministero che v’impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in codesto ministero, comunque vi ci siate messo, v’è necessario il coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c’è Chi ve lo darà infallibilmente, quando glielo chiediate?”. Amen.

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