“Si sta riprendendo quel mongoloide”. È l’affermazione di uno degli assassini di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso a Taranto da un gruppo di ragazzi la mattina del 9 maggio.
Senza causa, con efferatezza e con vigliacco infierire, questi italianissimi bravi ragazzi hanno posto fine alla vita di un uomo che stava qui per fare quello che nessuno vuole più fare, sfiancarsi di fatica nei campi per quattro soldi.
I ragazzi dicono che Bakari Sako li aveva ripresi con il cellulare e allora cosa ti rimane da fare se non accoltellare a morte il colpevole? Pare vi sia anche il favoreggiamento del titolare del bar nel quale la vittima aveva provato a rifugiarsi, favoreggiamento e tentativo maldestro di far credere che non conosceva gli aggressori.
Non si può dire molto di più, su questa faccenda, se non che la politica, certa politica, tace, se proprio non acconsente. Certa politica che si affretta a pretendere il ritiro della cittadinanza del folle autista che ha falciato i pedoni a Modena, forse dovrebbe avere la coerenza di chiedere anche la revoca della cittadinanza ai colpevoli di Taranto.
Certa politica, che si affretta a metter mano al megafono quando le fa comodo e quando può sobillare l’elettorato più sanguigno e cieco, non sorprendentemente tace quando a uccidere in modo spietato e gratuito sono ragazzi italiani e quindi poco utili alla causa patriottica.
Certa politica fa e dice quello che le torna favorevole, sempre e comunque, ed è ottusa, banale e meschina al punto da strumentalizzare ogni evento che possa portare un tornaconto per il voto.
Certa politica è cieca e per costituzione incapace di vedere cosa sta accadendo nella società e anche solo pensare che è necessario fare qualcosa di diverso che togliere la cittadinanza, in questo inarrestabile processo di inevitabile integrazione.
Mi dispiace dire addio a Bakari Sako parlando della politica italiana, di certa politica italiana, ma credo che anche rimarcare una certa indifferenza sia qualcosa che gli dobbiamo.
Vero Salvini?
