CODE E RISSE PER L’OROLOGIO: LA STUPIDITA’ FA PROGRESSI ENORMI

Nel 1973 Ennio Flaiano se ne uscì con un’acuta osservazione scientifica: “La stupidità – scrisse – ha fatto progressi enormi”. Più di mezzo secolo dopo, possiamo constatare come la sua analisi fosse corretta; non solo, la tendenza scoperta da Flaiano si è dimostrata anche durevole e ostinata. Se poi la mettiamo a confronto con una seconda analisi scientifica, quella che vuole l’universo in rapida ed esponenziale espansione, ecco che c’è da preoccuparsi: ogni giorno, ogni minuto sempre più spazio per una stupidità che cresce senza soste.

Per fortuna (?) la stupidità sembra raccogliersi, cristallizzarsi quasi, in solidi grumi facilmente localizzabili. Formazioni geologiche di questa natura sono apparse nei giorni scorsi un po’ in tutto il mondo all’annuncio della messa in commercio dell’orologio Swatch “Royal Pop”, realizzato in collaborazione con il marchio di lusso svizzero Audemars Piguet. Un’“edizione limitata” così limitata da essere venduta in tutto il mondo, ma in grado di muovere le folle: da New York a Dubai, da Milano a Londra lunghe code per acquistare l’orologio – 385 euro il prezzo -, attese snervanti e, non di rado, accese discussioni, insulti, spintoni e vere e proprie risse domate da massicci bodyguard.

Di recente, Donald Trump ha consegnato al pubblico i dossier governativi statunitensi relativi a presunti avvistamenti di Ufo in prossimità della Terra. E’ il caso di annunciare che, dopo le risse davanti ai negozi Swatch, i cieli ora sono liberi: nessun alieno che si rispetti vuole più avere a che fare con noi.

L’interesse, soprattutto dei giovanissimi, per la patacca svizzera sarebbe di natura essenzialmente commerciale: comprati in negozio a 385 euro, gli orologi si possono rivendere online a mille. Un espediente finanziario da metter paura a Warren Buffett. L’Audemars Piguet otterrebbe invece il risultato di raggiungere un pubblico che mai potrebbe permettersi di acquistare un orologio della collezione ufficiale (il famoso modello Royal Oak costa di listino tra i 20 e i 55 mila euro). Lo fa, a ben guardare, svilendo se stessa: è come se la Rolls Royce applicasse la sua celebre statuetta “Spirit of Ecstasy” sul muso di un’Ape Car (con tutto il rispetto per l’Ape Car). In questo caso rideremmo tutti; quando si tratta di orologi, invece, il discorso è diverso. Evidentemente, si può prendere un marchio di lusso, staccarlo dal lusso e renderlo comunque di interesse commerciale. A pensarci, è un’operazione che ben descrive i tempi: ormai ovunque si è abituati a raccogliere il poco, rivestirlo di nulla e far credere che sia tanto, o comunque qualcosa.

Sono sicuro che non pochi sarebbero disposti a spiegarmi, con il sussiego dovuto a un reperto anacronistico quale io sono, che non mancano brillanti ragioni commerciali, di marketing e perfino sociali e culturali dietro a operazioni come quella Swatch-Audemars Piguet e altre simili. Se le risparmino: sono argomentazioni che, quasi sempre, scambiano la furbizia per ingegno, l’opportunismo per tattica o addirittura per strategia.

No, grazie: resto fedele alle mie vetuste definizioni di intelligenza e stupidità. E quando vedo la gente fare a botte in coda davanti a un negozio (perfino a Londra, dove le code le hanno inventate), so per certo di non essere in presenza della prima.

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