Fratelli non sono – “brothers”, semmai -, d’Italia neanche: pur nostri connazionali, in politica guardano soltanto all’America. E non a tutta l’America: a quella MAGA e, nello specifico, al leader Donald Trump. Sono i duemila trumpiani italiani accorsi a raduno nel padiglione della Fiera di Ferrara, dopo che altre location emiliano-romagnole erano state loro negate (Bologna, Modena e Faenza). Il rifiuto opposto da queste città è diventato alla fine il punto qualificante del convegno, diventato una sorta di marcia stazionaria per la libertà di parola. Quella loro, degli italo-MAGA, se non di altri: alcuni ospiti meno allineati sono stati infatti contestati.
In ogni caso, i trumpiani hanno incassato la solidarietà del sindaco Alan Fabbri, leghista (nella foto): “A Ferrara ci può essere la festa dell’Unità e anche il raduno degli italiani per Trump e qualunque tipo di manifestazione politica”. Tutti sono bene accolti, insomma, nella città degli Este. A parte i migranti, si capisce: in città e in provincia non sono mancate le raccolte di firme e le ronde contro l’assegnazione di stranieri presso alcuni comuni.
Di immigrazione, forse, si sarà parlato anche al convegno dei trumpiani d’Italia. Dalla sede della Fiera trapelano però altre priorità: “libertà” dai vaccini, informazione libera (da cosa?) e negazione dei cambiamenti climatici, definiti “una truffa dell’Onu”.
Impossibile non sottolineare infine che il raduno italo-trumpiani arriva giusto all’indomani della prima seria tranvata subita da Trump, quella delle elezioni di metà mandato, benchè al raduno si parlasse proprio di vittoria. Non è una bella figura per i nostri seguaci del presidente Usa e neppure per la sensibilità politica nazionale. Dopo tutto, noi siamo stati sempre precursori del populismo, non inseguitori: masaniellismo, fascismo, qualunquismo, movimentismo vario a destra e a sinistra, chi più demagogia ha più ne metta. Sì potrebbe quasi dire che il moderno populismo lo abbiamo inventato noi. E ora che facciamo? Seguiamo la parabola calante di un populista forestiero? Non sta in piedi.
Forse per questo l’adunata ferrarese, neppure piccola a dire il vero, è stata salutata perlopiù come un evento folkloristico. La prima regola perché un leader populista emerga sul serio è che deve essere nuovo e Trump, malgrado lui, nuovo non è più. Il fattore novità, pur decisivo, è peraltro rischioso: può svanire in un attimo. Perfino Vannacci, da qualche settimana a questa parte, sembra aver perduto quella certa patina di condottiero smagliante ed emergente: a garantirgliela pare sia rimasta solo l’Intelligenza Artificiale.
