LA BATTAGLIA DELLA PIZZA ALL’ANANAS

L’ananas nella pizza? Mai e poi mai! Lo chef italiano Davide Tamburella è stato licenziato dal ristorante “La Costa” di Brisbane in Australia, perché si è rifiutato di soddisfare la richiesta di un cliente. De gustibus: molti stranieri la chiedono anche in Italia (in molti locali appare nel menu, infatti), figurarsi laggiù, nello Stato del Queensland, che è considerato la patria australiana dell’ananas…

Del resto, fuori dai nostri confini amano la pasta scotta e quasi collosa: se gliela servi al dente te la rimandano indietro, qualche volta ci buttano sopra ketchup e marmellata. Per dire.

È pur vero che noi mangiamo rane e lumache, ma se ci parlano di grilli e cavallette inorridiamo. Ci lecchiamo i baffi per anguille e conocchie, ma per le serpi e le alghe diamo di stomaco. Salvo eccezioni. Magari un giorno cucineremo anche quelle, ma alla carbonara. E ci piaceranno un sacco.

Cosa c’è di diverso tra un ananas e i carciofini della capricciosa? Tra i capperi e la curcuma? Tra le alici e i gianchetti? Di diverso ci sono i palati, le lingue, la percezione. I gusti, suvvia. Personalmente non ho mai voluto nemmeno assaggiare rane e lumache, figuriamoci. A Roma fanno le frittelle di cervella, a Milano il midollo dell’ossobuco è (l’unica) prelibatezza culinaria. Possiamo indignarci perché gli stranieri svalutano la cucina italiana patrimonio dell’umanità, con le loro orribili variabili? No, non credo. Per lo meno, fossimo proprietari di un ristorante potremmo imporre il menu a modo nostro, ma se lavoriamo in cucina abbiamo il dovere di soddisfare qualsiasi richiesta possibile.

A completamento della cronaca relativa al signor Tamburella, che in quel locale ha lavorato diversi anni, va aggiunto che tra le motivazioni del licenziamento sono stati inclusi un linguaggio volgare, altri comportamenti e richieste discutibili, reiterata frustrazione sul posto di lavoro, oltre al fatto che la goccia che ha fatto traboccare il vaso (dell’ananas) è sgorgata durante un evento privato per il quale erano stati sborsati 15.000 dollari australiani.

Nelle varie esperienze di vita, ho avuto un ristorante-pizzeria in Spagna per qualche tempo e mi è successa la stessa identica cosa: il pizzaiolo napoletano Elia, che percepiva e meritava un ottimo stipendio per la qualità delle sue pizze, un giorno venne da me iracondo perché non intendeva mettere l’ananas sulla pizza. Gli risposi che, se il cliente la gradiva, avremmo dovuto metterci anche la sabbia, dato che pagava il supplemento (non era vero, ma funzionò). Borbottando e imprecando nel suo adorabile dialetto, Elia preparò quella pizza.

Dal Queensland arriva tutta la produzione nazionale di ananas, cui è stato dedicato anche un monumento, il Big Pineapple, gigantesca riproduzione in vetroresina alta 16 metri. Pensiamoci: è l’ora di erigere in Italia una statua ai carciofini.

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