PERCHE’ NASCONDONO CHE IL GRANO ITALIANO E’ PIU’ SICURO

Partiamo da un dato che qualcuno farebbe bene a rileggere:

«A seguito di numerosi programmi di monitoraggio nazionale della qualità sanitaria e grazie ad alcuni progetti di ricerca ai quali ha preso parte anche il Consorzio di Ricerca G.P. Ballatore, il grano siciliano (e in generale quello prodotto in Italia meridionale) è risultato praticamente esente da contaminazione da micotossine, facendo registrare nella quasi totalità dei campioni analizzati assenza o contaminazioni irrilevanti per le micotossine per cui la normativa europea definisce i livelli soglia.»

Non è propaganda agricola. È quanto emerge dalla documentazione scientifica relativa ai monitoraggi del Consorzio Ballatore.

A proposito, per i più distratti, alcune micotossine presenti nel grano e in altri cereali sono sostanze di rilevanza tossicologica e, per alcune di esse, è stata accertata la cancerogenicità.

Un caso fortunato? Certamente possibile.

Ma c’è una coincidenza che meriterebbe qualche attenzione in più.

La letteratura scientifica internazionale documenta ampiamente la presenza di micotossine nel frumento e mostra come frequenza e concentrazioni possano essere tutt’altro che trascurabili. Eppure, quando quel grano arriva in Italia dall’estero e viene sottoposto ai controlli previsti, la quasi totalità dei campioni risulta regolarmente entro i limiti consentiti.

Una circostanza perfettamente possibile, naturalmente.

Ma anche statisticamente singolare, se confrontata con ciò che la ricerca scientifica ci racconta sulla diffusione delle micotossine nel frumento a livello internazionale.

La domanda, allora, non è se il grano estero sia “pericoloso”. Non lo si può affermare.

La domanda è un’altra, e forse più interessante: quanto è rappresentativo dei grani effettivamente importati in Italia il campione sottoposto ai controlli?

Perché se la scienza ci dice che le micotossine nel frumento sono diffuse e variabili per origine, clima e annata, mentre i controlli italiani restituiscono una quasi perfetta conformità dei campioni stranieri, questa felice coincidenza meriterebbe di essere spiegata con qualche dato in più.

Perché nel resto del mondo la situazione è tutt’altro che teorica.

Uno studio pubblicato su Nature Food (1) ha analizzato migliaia di campioni di frumento europeo: il DON è stato rilevato in tutti i Paesi studiati, con una frequenza media del 47% e differenze considerevoli tra aree e annate.

Anche il grano canadese (2) e turco (3) presentano una documentata presenza di micotossine da Fusarium, deossivalenolo e vzearalenone.

Questo non significa che il grano importato sia “pericoloso”. Significa una cosa più seria: il rischio micotossicologico non è uguale dappertutto.

E la Sicilia, grazie al clima caldo e secco e alla bassa umidità della granella alla raccolta, sembra avere un vantaggio oggettivo.

E qui comincia il silenzio.

La stampa riprende diligentemente le dichiarazioni dell’industria, a loro volta forti delle costanti conformità riscontrate. Le associazioni agricole, invece di trasformare un possibile vantaggio sanitario in valore economico per gli agricoltori, spesso sembrano avere altro da fare e non mettono al lavoro i loro uffici studi.

Perché la questione non è stabilire se il grano estero sia “buono” o “cattivo”.

La questione è capire se esistano differenze oggettive nel rischio micotossicologico fra le diverse origini.

La letteratura scientifica dice che sì, esistono.

E per il grano siciliano i dati disponibili sono sorprendentemente favorevoli.

E c’è poi una singolare ironia nella polemica di Italmopa contro lo spot ministeriale sulla pasta di grano italiano.

L’associazione ha tutto il diritto di contestare l’equazione semplicistica “italiano = più sicuro”. Ma, se vuole farlo seriamente, dovrebbe confrontarsi anche con quei dati scientifici che documentano nel grano siciliano una contaminazione da micotossine assente o irrilevante nella quasi totalità dei campioni analizzati.

Insomma, contestare lo slogan del Ministero è legittimo; ignorare la letteratura scientifica che potrebbe dare un fondamento, almeno per il grano siciliano, a una parte di quella affermazione, lo è molto meno.

A questo punto sarebbe interessante che Italmopa e qualche organo di stampa che fa da grancassa spiegassero anche questa singolare dicotomia tra dati scientifici, risultati dei controlli e certe granitiche certezze della comunicazione industriale.

Non con le opinioni.

Perché c’è una cosa che la scienza ha di molto scomodo: non sa leggere i comunicati stampa.

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(1) Johns L.E., Bebber D.P., Gurr S.J., Brown N.A. (2022). Emerging health threat and cost of Fusarium mycotoxins in European wheat. Nature Food, 3, 1014–1019.

(2) Tittlemier S.A., Gaba D., Chan J.M. (2013). Monitoring of Fusarium Trichothecenes in Canadian Cereal Grain Shipments from 2010 to 2012. Journal of Agricultural and Food Chemistry, 61(30), 7412–7418. DOI: 10.1021/jf4019257.

(3) Golge O., Kabak B. (2020). Occurrence of deoxynivalenol and zearalenone in cereals and cereal products from Turkey, Food Control, Volume 110, April 2020, 106982

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Un pensiero su “PERCHE’ NASCONDONO CHE IL GRANO ITALIANO E’ PIU’ SICURO

  1. Ferran Sala Casasampere dice:

    El uso de glifosato como desecante en el trigo duro en Canadá se aplica poco antes de la cosecha para secar la planta de forma uniforme, y no como un plaguicida dirigido a las espigas contra plagas.

    El uso de glifosato en Canadá

    Desecación rápida: Los productores canadienses usan este herbicida para matar el trigo casi maduro cuando el clima frío y húmedo impide un secado natural.

    Homogeneidad: Permite adelantar y igualar la fecha de recolección de los granos.

    Controversia: Este proceso deja residuos químicos regulados por autoridades sanitarias, aunque genera debate sobre su inocuidad en productos derivados como la pasta.

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