E ALLA FINE DJOKOVIC HA BATTUTO ANCHE IL SUO FISICO

Il gigante è sdraiato, gli occhi lucidi, il fiato corto. Fissa il cielo con sguardo vitreo. La storia del tennis ha in mano il romanzo della leggenda di Nole Djokovic e sta sfogliando le ultime pagine, ma il finale non è ancora scritto: l’autore non si arrende.

Forse la descrizione che lui stesso ha dato della sconfitta contro l’argentino Mariano Navone, n.48 al mondo, al primo turno di un US Open che – senza Sinner e con un Alcaraz convalescente – ci si aspettava potesse essere il suo agognato 25° titolo in carriera nel Grande Slam, è l’inizio dell’ultimo capitolo: in quelle frasi, in quelle parole, Djokovic non ha parlato della partita, dell’avversario, del gioco, dei colpi, ma del suo fisico. Della sua resa.

“Sto molto male. È qualcosa che ho provato in ogni partita dell’ultimo anno: il vomito è una cosa seria per un atleta in gara. Inizio a cedere, il mio corpo comincia a mollare: non sono riuscito a chiudere, la schiena e la spalla mi hanno abbandonato. Sto cercando di affrontare il problema e capire fin dove posso arrivare in queste condizioni. Ho detestato ogni momento di questa partita, nonostante il sostegno del pubblico abbia toccato il mio cuore”.

Non sono i soldi naturalmente a spingerlo ancora, a spingerlo oltre. Non è solo l’amore della sua gente, dei suoi tifosi. Ha pianto quel giorno, lacrime di resa, lacrime di un leone che non accetta di essere sbranato dal tempo.

Le partite sono lunghe, ma gli anni volano. Difficile accettare di non essere più il protagonista, non di un trofeo o di una partita, ma delle tue scelte. Non sei più da solo a dover discutere casomai con la stanchezza, ma al tavolo si è seduto anche il tuo corpo stremato. Non accetta altre fatiche, altro sudore, altre imprese che non sembra più in grado di sopportare.

Djokovic si guarda allo specchio. Non può più decidere secondo le sue idee, il suo modo, il suo tono che a volte l’hanno fatto detestare quanto amare, ma secondo le leggi della natura che sono assai più rigide del tennis al tempo del Covid, per esempio.

Molti assi dello sport, molti campioni, scelgono di smettere anzitempo per essere ricordati al culmine del loro splendore. Nole non riesce a uscire da quel campo, non riesce ad appoggiare la racchetta, ha timore di sedersi su quella panchina sotto al seggiolone dell’arbitro per paura di non potersi rialzare.

Dopo quelle scene tormentate del suo crollo contro Navone, appare forse già un po’ troppo tardi, eppure un colpo di scena in sfida alla parola fine Djokovic potrebbe riservarlo al pubblico e alla leggenda: ritirarsi subito dopo la prossima vittoria, se ve ne sarà ancora una.

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