PERCHE’ I DIMOSTRANTI CHE PULISCONO LA TANGENZIALE NON MI COMMUOVONO

Non sono stato commosso dalla notizia proveniente da Bologna, secondo cui alcuni manifestanti contro il carovita, a fine manifestazione, hanno ripulito la razzumaglia abbandonata dai loro sodali in tangenziale. Né, tampoco, mi ha vellicato le ghiandole lacrimali la storiella della pasionaria pulitrice, che, debitamente intervistata da Alessandra Arini per Repubblica, ha spiegato che lei insegna proprio quello, ossia a pulire se si sporca, nella sua luminosa esperienza come caposcout, per l’occasione ispirata dai tifosi giapponesi negli stadi degli ultimi Mondiali americani.

Intanto, perché sono cattivo dentro e, perciò, le storielle edificanti si limitano ad alzarmi la glicemia. Secondariamente, perché detesto gli scout e tutto ciò che gira loro intorno: promesse, saluti, ultimo bivacco di Baden Powell e buona caccia inclusi nel pacchetto.

In altre parole, nulla m’importa se uno su mille ce la fa: se su di un novero di scalmanati che, a Bologna, dà prova di sé ogni santa manifestazione che Dio mandi in terra, ce n’è qualcuno che si comporta da persona civile, anzi, normale. Il comunismo con i suoi derivati, al pari del fascismo e del nazismo, è una malattia mentale, da cui non mi aspetto manifestazioni di equilibrio psichico, se non episodiche, appunto. Insomma, timeo Danaos et dona ferentes: non mi fido dei Greci, nemmeno se portano regali.

E trovo interessante il raccontino zuccheroso dei finanzieri che si levano il casco e abbassano gli scudi, per solidarietà coi dimostranti: apprezzerei di più un Paese in cui non accadesse che, nove volte su dieci, se un agente si levasse il casco e abbassasse lo scudo sarebbe un uomo morto.

Cosa volete che vi dica? Io non mi fido più di questa gente che, quando la intervisti, ripete, come un disco rotto, che i disastri li combinano pochi infiltrati, e, poi, sistematicamente, vengono messe a ferro e fuoco le nostre città: questo lanciare il sasso e nascondere la mano con me non attacca più: troppe ne ho viste, sentite, osservate.

Trovo un pelo fuorviante rappresentare la lotta di classe come un’Arcadia dei buoni sentimenti. Tuttavia, esattamente come l’Arcadia di Teocrito era un mondo fittizio, fatto solo di pastori e ninfe, in cui tutti vivevano d’amore e d’accordo, così mi pare trasparire da certi resoconti giornalistici.

Perciò, il mio plauso va ai gendarmi dolci e comprensivi, ai Mastri Lindi della rivoluzione e perfino alle vestali dello scoutismo didattico: ma non chiedetemi di commuovermi o di bermi gli sciroppi al lampone che la stampa confeziona per fare passare i casseurs per una sparuta minoranza, persa nel mare magnum di brave persone che rivendicano in pace e in armonia i propri diritti. Perché quei casseurs una certa sinistra se li coccola, li protegge e li nasconde come nipotini un po’ brighella: salvo, poi, quando c’è qualche disastrino, sconfessarli e andare in televisione a recitare l’intemerata. Nulla di nuovo, lo faceva anche il vecchio Msi con i ragazzini del Fronte della Gioventù, che si mostravano un tantino, diciamo così, intemperanti: quando esageravano, i dirigenti missini facevano finta di non conoscerli nemmeno. C’est la politique.

Perciò, vi esorto a non lasciarvi troppo commuovere da Biancaneve netta pattume o dagli orchi rabboniti che tolgono il casco. Sarà anche successo, non ne dubito, ma non è la norma: la norma è odio, rabbia, sporcizia e disordine. D’altra parte, in tempi altrettanto calamitosi, il generale Bosquet, osservando la carica di Cardigan a Balaclava, commentò: c’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre! Ecco, questo volevo dirvi: è magnifico, certo, ma non è la norma. Non è questa la guerra di cui ci dobbiamo preoccupare: è quella vera.

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