NO VAX E TRASFUSIONI, C’E’ IL MOMENTO IN CUI IL FIGLIO NON E’ PIU’ NOSTRO

Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che vi sia un uso eccessivo degli aggettivi possessivi da parte dei genitori nei confronti dei figli. Un’eccessiva rivendicazione di proprietà che vorrebbe conformare i figli al modello che loro propongono e che, in definitiva, finisce per cancellare qualsiasi senso di alterità.

Questo può accadere dalla culla all’età adulta e oltre e vi sono casi nei quali giusto a partire dall’infanzia si resta invischiati in questa trappola.

Bologna, un bambino affetto da una grave forma di cardiopatia è in attesa di un intervento importante. Si rende innanzitutto necessaria una trasfusione, ne va della sua sopravvivenza, ma il piccolo è figlio di due genitori no vax che chiedono non venga utilizzato sangue di persone vaccinate.

Le trasfusioni e le donazioni di sangue seguono procedure e protocolli rigidi che hanno a che fare anche con l’anonimato e la sicurezza e certamente non è possibile scegliere la fonte, tanto più che la scienza fornisce tutte le rassicurazioni del caso in merito.

Niente, i genitori non vogliono sentire ragioni, creano addirittura un canale di volontari no vax alla bisogna, ma le cose non funzionano proprio in questo modo. I medici dell’ospedale Sant’Orsola chiamano in causa la Procura, la quale arriva a togliere temporaneamente la potestà dei genitori per poter procedere con la inevitabile trasfusione, nominando la direttrice del policlinico bolognese Giulia Gibertoni come curatrice speciale e gli assistenti sociali come temporanei tutori legali.

Siamo abituati a pensare in termini di intoccabile potestà, salvo casi di violenza e palese incapacità da parte dei genitori, ma esistono casi limite ulteriori che impongono di rompere questa potestà. Siamo abituati a sentirci dire: finché vivi sotto questo tetto si fa come dico io, ed è un diktat che ha più di una ragione di esistere naturalmente, ma è ancora valido quando si parla di vita e di morte? Oppure, come è successo molte volte in questa pandemia, quando i figli si oppongono all’integralismo no vax dei genitori, finendo anche per ricorrere alle vie legali, ritenendo che chi li ha generati possa mettere in pericolo la propria e l’altrui vita a causa di incrollabili convincimenti?

Ricordo situazioni simili e simili diatribe con i testimoni di Geova, sempre per questioni di sangue per lo più, però io credo che Galimberti centri il punto in maniera cruciale. Una volta creata la vita, si ha il dovere all’educazione, alla tutela, al rispetto dei vincoli che la società che si abita ha deciso, ma si ha innanzitutto il dovere di preservare quella vita, anche se comporta l’impossibilità di poter assecondare i propri assiomi. Non ho dubbi, la famiglia del bambino emiliano è convinta di fare il bene del bambino, non ho motivo di dubitarne, ma la società nella quale vive la pensa diversamente, così la comunità scientifica, così la stragrande maggioranza della società civile.

Se la contesa e l’irrigidimento dei genitori rischia di mettere in pericolo la vita del bambino, la scelta della temporanea sospensione della potestà mi pare solo giusta.

In qualche modo, c’è del possesso che il genitore, qualsiasi genitore, non riesce a negare nei confronti dei figli, immagino, ma è un possesso irrisorio, nei confronti di quello che reclamano invece la terra e la vita.

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