LA CINA FA MANBASSA DEL GRANO RUSSO, NOI STIAMO A GUARDARE

Il mercato mondiale del grano sta vivendo un periodo di particolare fermento, condizionato da fattori geopolitici e climatici che hanno pochi precedenti, almeno nel recente passato.

Proprio pochi giorni fa, la Cina ha siglato un accordo con la Russia, che riguarda il commercio di grano e orzo.

La Russia, malgrado stia adottando una politica particolarmente restrittiva riguardo la vendita ad altri stati di grano, rimane a livello mondiale la principale nazione esportatrice.

La notizia di questo accordo è stata riportata recentemente dall’agenzia Reuters e prende spunto da quanto annunciato dal presidente russo Vladimir Putin in occasione della sua visita a Pechino durante l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali.

La Cina non limiterà più il commercio di frumento e orzo con la Russia, eliminando ogni restrizione, precedentemente imputata a problemi fitosanitari.

Questo accordo riapre scenari inediti in un mercato che già sconta una perdurante instabilità: Francia, Canada e Australia, ovvero i maggiori esportatori di grano verso la Cina, inevitabilmente sconteranno una significativa riduzione della loro quota di mercato.

Tutto ciò in contesto in cui la Cina ha raddoppiato i propri acquisti di grano in pochi anni, diventando il quarto importatore mondiale, provocando a cascata degli squilibri notevoli nelle contrattazioni mondiali.

Le ragioni del grande attivismo cinese sul mercato dei cereali sono oggetto di dibattito: alcuni imputano questi acquisti all’aumento della capacità reddituale del popolo cinese e quindi ad un incremento della domanda di cibo di qualità, altri suppongono che alla base di questo processo vi sia il timore che l’instabilità mondiale porti prima o poi a fenomeni di irrigidimento dei paesi esportatori e conseguenti carenze di materie prime alimentari, che hanno da sempre fornito il pretesto per le rivoluzioni operate dal popolo cinese.

Le tensioni tra Russia e Ucraina stanno facendo il resto.

La possibile invasione russa ai danni della vicina Ucraina sta già avendo importanti ripercussioni sul mercato mondiale del grano e delle materie prime agricole.

Russia e Ucraina garantiscono circa un terzo delle esportazioni mondiali di grano. L’Italia importa il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione del pane.

Il nostro Paese nel 2021 ha importato oltre 120 milioni di kg di grano dall’Ucraina e circa 100 milioni di kg di grano dalla Russia (dati Coldiretti).

In un momento storico in cui la sostenibilità finanziaria delle aziende agricole e zootecniche è messa a serio repentaglio dagli elevatissimi rincari delle materie prime (gas, concimi, carburanti, etc.), risulta incredibilmente latitante la politica agricola UE, sempre pronta a ideare baggianate normative (vedasi Nutriscore e relativa ignobile penalizzazione dei prodotti tipici italiani), ma ampiamente deficitaria in termini di misure atte ad assicurare un minimo di sovranità alimentare.

Del resto anche le misure previste dal Recovery plan sembrano procedere su un percorso avulso dalle effettive necessità degli agricoltori e dell’ambiente.

Incredibilmente le linee guida del PNRR in tema di agricoltura tendono a privilegiare agricoltura In-sostenibile, fotovoltaico, meccanizzazione e logistica: un segnale chiaro di come continuare a perseverare su politiche discutibili.

Intanto, nella confusione generale, questi accadimenti globali hanno già colpito duramente la spesa degli italiani: l’importo medio della spesa ha subito aumenti medi nell’ordine del 20%.

E siamo ancora alla prima puntata…

 

 

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