NESSUNA ILLUSIONE, VANCE E’ PEGGIO DI TRUMP

Qualcuno, forse, coltiva ancora l’impressione (o la speranza) che nell’ambito dell’amministrazione Trump il vicepresidente J. D. Vance rappresenti una (relativa) isola di ragione e stabilità mentale. Possiamo dissentire con le sue dichiarazioni, sottolineare l’incoerenza di certe sue posizioni, ma rispetto all’incontinenza mentale e verbale del suo capo a lungo ci è parso che Vance potesse offrire un contributo di equilibrio, se non proprio di ragionevolezza. Ebbene, fermi tutti. Una recente dichiarazione del vicepresidente deve riportare il nostro giudizio a zero, anzi a meno cento: Vance è peggio di Trump, forse proprio perché a prima vista sembra meglio.

In un intervento presso la biblioteca presidenziale intitolata a Richard Nixon, Vance ha pronunciato parole in cui malafede, stupidità, arroganza e cinismo stringono un’alleanza che sarebbe spaventosa se non fosse, ancora prima, rivoltante. Quali parole? Eccole:

“Se il Watergate accadesse domani”, ha detto, “sarebbe una notizia della durata di 12 ore. L’idea che abbia costretto un presidente alle dimissioni è folle”.

Già ce ne sarebbe abbastanza per alzare la manina e dirgliene quattro, ma il meglio (o peggio) deve ancora arrivare: “Se guardiamo alla storia di come il ‘Deep state’ ha abbattuto Nixon, non è poi molto differente da quanto lo stesso gruppo di persone, le stesse istituzioni hanno tentato di fare a Donald Trump durante il suo primo turno presidenziale”.

In una sola frase, Vance ha avallato, con la disinvoltura di chi dà per scontata l’aria che respira, l’esistenza di un qualcosa chiamato “Deep state”, che in realtà – fino a prova contraria, e di prove contrarie al momento non se ne sono viste – è soltanto uno strumento retorico, uno spauracchio verbale con il quale alludere – senza assumersi alcun onere di portare all’evidenza fatti concreti – a cospirazioni, manovre illegali, poteri sommersi e sommergibili.

Non importa che il Watergate fu uno scandalo bello e buono (intercettazioni illegali raccolte nella sede del comitato nazionale del Partito Democratico realizzate da elementi legati al Partito Repubblicano), che arrivò a provocare le dimissioni di Nixon in seguito all’ostinata inchiesta giornalistica portata avanti da due reporter del Washington Post (giornale ora acquistato da Jeff Bezos, boss di Amazon, e dunque “normalizzato” e reso innocuo). E’ vero che, in prospettiva storica, la figura di Nixon è stata infangata oltre i suoi effettivi demeriti, ma il caso Watergate resta pur sempre un lampante esempio di verifica e controllo della politica da parte della stampa, e certamente non una macchinazione orchestrata da un fantomatico “Deep state”.

La stolida gravità delle affermazioni di Vance si misura sul fatto che non riguardano solo il caso di Nixon ma, molto furbescamente, tentano un parallelo con il presente: gli stessi poteri, sostiene il vicepresidente, hanno tentato di far fuori Trump, ma per fortuna oggi non possono più farcela. Tanto è vero che la notizia del Watergate oggi durerebbe 12 ore, prima di essere spedita nell’oblio, immaginiamo, dal fangoso trattamento che contraddistingue l’attuale amministrazione USA: diffamazione dell’organo di stampa che diffonde l’informazione e dei giornalisti che l’hanno raccolta, rifiuto sdegnoso di rispondere nel merito, coro di ingiurie da parte di media, podcast e influencer amici, campagna denigratoria sui social.

Questo, secondo Vance, sarebbe un progresso, perché in questo modo si tiene a bada il “Deep state”. Anzi, lo si tiene vivo, sia pure solo nella fantasia di chi ritiene che credere alle cospirazioni sia un segno di intelligenza, pronto a farsi carico di altri convenienti intrighi criminali. Su tutto, trionfa evidentemente lo “Shallow state”, ovvero lo Stato superficiale (e dispotico), di cui Vance è rappresentante mellifluo e sfacciato; lo Stato dove tutto accadrebbe alla luce del sole: quello che acceca e inganna, e vorrebbe farci credere di essere sincero.

Ebbene, progresso non è: basterebbe il sorrisino esibito da Vance mentre falsamente avalla l’esistenza del Babau “Deep state” a confermarlo. Se sarà lui a succedere a Trump alla Casa Bianca, passeremo dall’Era del Folle a quella del Bugiardo.

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