«Gentilissimo Dott. Caruso, vorrei porre all’attenzione questo interessante articolo che esprime chiaramente quello che oramai sta accadendo in Sicilia. Noi agricoltori dobbiamo scomparire, non c’è ecologia né tantomeno transizione, ma solo speculazione…»
Inizia così il messaggio che un amico agricoltore mi ha inviato nei giorni scorsi, accompagnandolo con un articolo pubblicato da Repubblica dedicato ai nuovi investimenti di Amazon in Sicilia, attraverso parchi agrivoltaici destinati ad alimentare il crescente fabbisogno energetico dei servizi digitali e dei data center.
Al di là della propaganda verde, la questione è molto semplice: stiamo sostituendo superfici agricole con superfici energetiche.
La dimensione del fenomeno è impressionante. In Sicilia le richieste di autorizzazione per nuovi impianti da fonti rinnovabili hanno raggiunto circa 70 GW, di cui oltre 40 GW di fotovoltaico. Numeri enormemente superiori non solo al fabbisogno dell’isola, ma persino agli obiettivi energetici nazionali.
È evidente che non si sta progettando energia per la Sicilia: si sta utilizzando la Sicilia per produrre energia. Non per alimentare ospedali, industrie strategiche o processi produttivi essenziali. Sempre più spesso per sostenere l’economia dei data center, del cloud e del commercio elettronico globale.
In altre parole, terreni che per secoli hanno prodotto cibo vengono progressivamente destinati a generare energia affinché milioni di consumatori possano ricevere a domicilio, nel minor tempo possibile, l’ennesimo acquisto spesso superfluo ordinato con un clic.
È difficile non cogliere la sproporzione. Da una parte un’attività che produce beni primari e insostituibili: il cibo. Dall’altra un sistema economico che genera valore soprattutto accelerando consumi già ampiamente soddisfatti. Naturalmente nessuno contesta la necessità delle energie rinnovabili. Ma una società matura dovrebbe interrogarsi sulle priorità.
Perché una cosa è produrre energia per sostenere lo sviluppo. Un’altra è sacrificare la produzione agricola per alimentare infrastrutture che hanno come risultato finale la consegna sempre più rapida di beni sempre meno necessari.
La Sicilia rischia così di diventare il luogo dove si rinuncia a coltivare per consentire ad altri di consumare. Se il grano lascia il posto ai pannelli per far arrivare più velocemente un pacco a domicilio, non stiamo assistendo a una transizione ecologica.
Stiamo semplicemente cambiando la destinazione d’uso del territorio: da fabbrica di cibo a magazzino energetico dell’economia delle futilità.
